Sulla mia pelle

Sulla mia pelle

- in AL CINEMA, CONSIGLIATO, FILM
1402
Commenti disabilitati su Sulla mia pelle

La storia vera e terribile di Stefano Cucchi: arrestato per spaccio, picchiato da alcuni poliziotti, morto dopo sette giorni

Download PDF

Stefano Cucchi lavora come geometra, va in chiesa, vive con i genitori (la madre casalinga affettuosa, il padre geometra come lui); ogni tanto vede la sorella sposata. È tossicodipendente, già entrato e uscito da varie comunità e anche piccolo spacciatore che, arrestato una sera dopo un controllo, viene arrestato dai carabinieri e picchiato brutalmente da agenti di polizia penitenziaria nella prima notte di detenzione. Ha un processo discutibile, dove non viene aiutato dall’avvocato d’ufficio. Muore dopo sette giorni in carcere rifiutando le cure, senza che i familiari abbiano potuto visitarlo.

Sulla mia pelle è una produzione supportata dalla distribuzione di Netflix, che lo offre agli abbonati della piattaforma streaming in contemporanea con le sale cinematografiche (molte delle quali – per protesta con la contemporanea – si sono dissociate dalla programmazione del film), presentata come film d’apertura della sezione Orizzonti alla Mostra di Venezia. Scritto e diretto (bene) da Alessio Cremonini al primo lavoro importante, il film ricostruisce in modo secco e semi-documentaristico un clamoroso caso recente di violazione dei diritti umani, attenendosi agli atti giudiziari con estrema fedeltà, ma anche con la capacità di squarciare ogni tanto il realismo della ricostruzione con lampi poetici di sincera commozione. Era facile fare un film molto più di denuncia e retorico, ma invece Sulla mia pelle riesce a raccontare tutte le sfumature della vicenda, non dividendo mai in modo troppo schematico “buoni e cattivi”, raccontando il personaggio in questione in tutta la sua umanità e in tutta la sua carnalità. Perché è proprio un film fortemente carnale e sofferente, quello di Cremonini, che agli spettatori più cinefili può ricordare Hunger di Steve McQueen; ma come già detto, non solamente chiuso nella sua carnalità ma anche teso a raccontare – soprattutto nella parte finale in isolamento in ospedale, di massima sofferenza – ciò che va oltre la carne, come gli affetti, il rapporto con la fede e il rapporto umano (la voce quasi divina e invisibile della stanza accanto).

Da applausi Alessandro Borghi, che regge il film sulle sue spalle e crea uno straordinario percorso di decadenza fisica del protagonista. Ottimo anche il resto del cast, a partire dai due genitori, Max Tortora (il comico è per la seconda volta in pochi mesi in un film drammatico, dopo La terra dell’abbastanza) e Milvia Marigliano, fino alla sorella Jasmine Trinca, la cui dignitosa sofferenza non può non commuovere.

Insomma, Sulla mia pelle è un film di grande forza emotiva. Da vedere, se possibile, sul grande schermo, dove si può apprezzare al meglio uno delle opere cinematografiche italiane più intense del momento.

Riccardo Copreni

 

About the author