Submergence

Submergence

- in AL CINEMA, FILM, MEDIOCRE
959
Commenti disabilitati su Submergence

Lui è un’agente infiltrato tra i jihadisti in missione in Africa, lei un’oceanografa. Si sono incontrati tempo prima in vacanza in Francia…

Download PDF

James Moore è un agente segreto che sotto l’identità di un funzionario della diplomazia britannica deve farsi catturare da una cellula di Jihadisti in Africa. Danielle Flinders è un’oceanografa che sta preparando un immersione a profondità a cui nessuno è mai sceso prima nella speranza di poter trovare in quei luoghi l’origine della vita. I due si sono conosciuti e innamorati tempo prima, durante una vacanza in un albergo nel nord della Francia. Ora lei è preoccupata perché lui non è più raggiungibile al telefono e lui è imprigionato. Nonostante tutto però i due continuano ad amarsi di un amore impossibile che trascende lo spazio, entrambi immersi nell’oscurità: lei nelle profondità dell’oceano, lui in quelle di una cella in Africa.

Wim Wenders è stato uno dei più importanti autori del cinema europeo di tutti i tempi. Suoi sono capolavori come Paris, Texas, Il cielo sopra Berlino, L’amico americano (e la lista potrebbe continuare). Ma questo autore da circa l’inizio degli anni duemila sembra aver perso parte del suo talento, del suo genio almeno nel cinema di finzione per ritrovarlo invece nei documentari. In questo genere negli ultimi anni – come peraltro anche in precedenza – ha firmato ottimi film se non capolavori quali Pina 3D (sulla ballerina Pina Bausch), Il sale della terra (sul fotografo Salgado) o il recente Papa Francesco un uomo di parola.

Wenders nel suo cinema di finzione ha sempre provato a unire il melodramma e i generi cinematografici popolari con una ricerca esistenziale sul significato della vita e delle cose. Basti pensare al lavoro fatto con il genere fantascientifico con Fino alla fine del mondo, o con il noir con L’amico americano. Il suo ultimo film di finzione Ritorno alla vita risale al 2015 e ragiona sul melodramma familiare americano in un modo sicuramente meno riuscito e meno compatto dei suoi precedenti capolavori, ma comunque in modo interessante. Ecco: Submergence invece oscilla tra il thriller spionistico-bellico e il film sentimentale puro potendo contare per protagonisti su due divi di punta, e incredibilmente tutto funziona molto poco. I generi si amalgamo male assieme e in più punti Submergence risulta un po’ ridicolo, di quel sentimentalismo spicciolo da film televisivo del pomeriggio su Canale 5. I personaggi sono piatti e superficiali (entrambi belli, colti, atletici ma senza debolezze e senza vita), nonostante non facciano altro che parlare in dialoghi interminabili di grandi ambizioni, ma che in fondo risultano vuoti e didascalici. L’idea visiva (bella) sui cui si regge tutto il film è la corrispondenza impossibile tra i due amanti, ma il campo e controcampo impossibile tra i due innamorati divisi per rimarcare un affetto che supera lo spazio risulta alla lunga didascalico. Il paragone tra i due tipi di buio (l’oceano e l’estremismo religioso) che i personaggi devono affrontare è anch’esso didascalico, così come il finale tardo new age decisamente vecchio e ridicolo. E pure i due attori, divi affermati, James McAvoy (Espiazione, Split) e Alicia Wikander (premio Oscar per The Danish Girl), risultano pallidi nella recitazione, ingessati in ruoli da eroi da telenovela che non fanno altro che pontificare e piangere.

È probabilmente uno dei film peggiori che il maestro tedesco abbia mai fatto, ed è un peccato perché nonostante tutto traspare la mano di un grande regista. Nel modo di inquadrare i paesaggi, i volti, i corpi, in alcune scene che comunque funzionano (o almeno non sono ridicole come potrebbero essere). Alla fine cosa rimane, quindi? Una manciata di belle immagini (grazie anche alla fotografia di Benoît Debie) e qualche bel momento, soprattutto all’inizio quando si racconta il loro innamoramento. Pare decisamente poco rispetto a quanto Wim Wenders ci ha abituato in passato. Mr. Wenders ha perso qualcosa di ciò che aveva da dire, e questo è un grande peccato.

Riccardo Copreni

About the author