Still Alice

Still Alice

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Una donna felice e affermata scopre di avere una malattia incurabile.

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È difficile trovare una malattia paragonabile al morbo di Alzheimer. Lasciando intatto il corpo, distrugge la mente in modo irrefrenabile e definitivo, causando la perdita di coscienza della persona. Tutto quel che si è fatto e che si è stati scompare, lasciando pochi ed episodici brandelli di memoria ad affiorare qua e là. I film che ne trattano tendono a ripercorrere il decorso (spesso velocissimo) della malattia assieme a quello emozionale del protagonista e dei suoi cari, e non si discosta da questa scelta Still Alice, che ha come protagonista Julianne Moore nel ruolo di Alice, una cinquantenne di successo e perfettamente realizzata. Affermata studiosa di linguistica, occupa una cattedra universitaria a New York, ha sposato un neurologo di fama (Alec Baldwin) e ha tre figli: la maggiore è avvocato ed è sposata e incinta, il secondo studia medicina e la terza vive a Los Angeles perché vuole iniziare la carriera di attrice. Proprio la più giovane (Kristen Stewart) sembra dare le maggiori preoccupazioni ai genitori, che desidererebbero per lei un percorso più convenzionale. Ma piccoli sintomi (una parola che non viene, la sensazione di non sapere dove ci si trovi, alcuni buchi nella memoria) spingono Alice a una visita neurologica. La diagnosi non potrebbe essere peggiore: Alice ha una rara e precoce forma di Alzheimer ereditario. Oltre a sconvolgere la routine della famiglia, ancora incredula che in una donna attiva e intelligente come la madre possa manifestare una malattia così spaventosa, Alice comincerà ad affrontare i sintomi sempre più numerosi e gravi. ,Il film si appoggia pressoché totalmente sulla matura e misurata interpretazione di Julianne Moore, che riesce a esprimere credibilmente gli stati via via regressivi della protagonista. Anche se il film, quando la malattia prende il sopravvento, rinuncia a ogni altro tipo di narrazione, adottando solo la prospettiva della protagonista, preferendo glissare sulle tensioni di marito e figlie, che pure si vedono presenti e che sarebbe interessante indagare maggiormente. Incongruenze che lasciano anche perplessi: se non manca certo l'affetto dei cari di Alice, colpisce la mancanza di ogni altro rapporto (una donna senza amiche?), così come sembra poco verosimile la decisione di affidarsi al pc per continuare a mantenersi in contatto con la realtà e un poco cinica la sicurezza con cui la protagonista sembra voler decidere quando e come por fine alle proprie sofferenze. Per tutto il film si percepisce una reale e vibrante compassione che, grazie alla maestria della Moore (candidata all'Oscar), si trasmette empaticamente allo spettatore. Forse era lecito aspettarsi anche un po' più storia., ,Beppe Musicco

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