Spider-Man – Un nuovo universo

Spider-Man – Un nuovo universo

- in AL CINEMA, FILM, IMPERDIBILE
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Punto da un ragno radioattivo, l’adolescente Miles Morales diventa Spider-Man. Ma ce ne sono altri, finché il perfido Kingpin non li riunisce…

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Costretto a trasferirsi in un college privato, lasciando la sua scuola pubblica e i suoi amici di Brooklyn, Miles Morales fatica ad ambientarsi con i nuovi compagni snob. Non lo aiuta il padre poliziotto, ossessionato da Spider-Man (idolo di Miles) ma soprattutto affettuoso fino a renderlo ridicolo davanti agli altri. Molto meglio lo zio Aaron: secondo il padre, Miles dovrebbe stargli alla larga; ma per il ragazzo, lo zio è quello che lui vorrebbe essere. Sicuro di sé e capace di far tutto. È lui a portarlo in una zona abbandonata della metropolitana, per farlo sfogare con i graffiti: ma nel sottosuolo, un ragno radioattivo punge Miles. Che svilupperà poteri simili a quelli di Spider-Man: e quando, poco dopo, assiste all’uccisione di Peter Parker da parte del perfido Kingpin, sarà proprio l’eroe a passargli il testimone facendogli promettere di compiere una missione delicata e pericolosa: distruggere l’acceleratore di particelle realizzato da Kingpin, che può far collassare l’universo “portandosi addosso” quelli paralleli e uccidere tutti gli abitanti di New York. Una macchina che ha già generato i primi effetti: nell’universo di Miles, arrivano altri, diversissimi esseri (due ragazze, un investigatore anni 30, un porcello…) con i poteri di Spider-Man, compreso un Peter Parker ancora vivo ma molto poco eroico…

Spider-Man – Un nuovo universo è il primo film cinematografico di animazione dedicato all’Uomo ragno, dopo parecchi film “live action”. E tante serie tv: ambito dove, dopo il fumetto Ragnoverso, le molteplici “versioni” di Spider-Man si erano già viste. Quindi, sembrerebbe che di nuovo non ci sia molto, anche considerando le tante citazioni di altri film (su tutti la trilogia di Sam Raimi, ma ce ne sono un po’ di tutti i tipi, e non solo da film del nostro eroe). Qui però siamo ben oltre le citazioni o il riadattamento di qualcosa di noto. Il film diretto da Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman – ma soggetto e sceneggiatura sono di Phil Lord e Christopher Miller, creatori e registi dell’eccellente The Lego Movie – sembrava solo un modo, per Sony Pictures, di approfittare del marchio di successo, prima che la Marvel disneyana se ne appropri a contratto scaduto. E invece, sorpresa, è un capolavoro davvero imperdibile per chi non ha pregiudizi sul “genere” animato: una gioia per gli occhi e per la mente, una vera goduria per i fans (che colgono ogni riferimento: e chissà quanto vanno in visibilio quando si cita il loro adorato Comic-Con, l’annuale convention/festival di San Diego, o il progetto editoriale Marvel 2099…) ma anche per chi conosce poco o non va matto per cinecomic e universi autoreferenziali in cui bisogna essere super preparati (e ci sono tante citazioni colte, come il più volte citato romanzo dickensiano Grandi speranze). Qui, bambini troppo piccoli esclusi (non tanto perché si spaventino, quanto perché la narrazione e lo stile sono troppo complessi), tutti possono divertirsi e appassionarsi alla vicenda, grazie a una narrazione e a una grafica moderna, mai come in questo caso debitrici del fumetto (come le didascalie per i pensieri, per i rumori – ma con colpi di genio innovativi – o per gli snodi dell’azione) ma anche autonome e ricche di invenzioni e di umorismo (il compagno di stanza al college, che ricorda peraltro Spider-Man: Homecoming…). Che poggiano anche sul racconto, reiterato e legato ai fumetti, delle vicende dei singoli “eroi” e allo stile, per ognuno diverso (in bianco e nero, versione Manga o addirittura Looney Toones per il maialino Spider-Ham o Peter Porker…).

La “grana visiva” è un trionfo di gag, colori e soluzioni visive (i personaggi che vengono risucchiati dai loro universi…) che fanno ringraziare chi ha inventato la Computer Graphica ma al tempo stesso fanno voglia di prendere in mano un albo a fumetti anche a chi non ne ha mai sfogliato uno… Esaltando le infinite possibilità della fantasia e delle sue realizzazioni visive, tridimensionalità compresa pure in un universo che nasce (e non rinnega) il bidimensionale. E la colonna sonora, tra rap e hip hop, si sposa benissimo con la storia (attorno alle vicende di Miles c’è il mood giusto di un ambiente black, tra graffiti, bassifondi, inquietudini e desiderio di riscatto). Ovviamente l’azione ha la sua parte, ed è davvero notevole: quasi due ore volano via che è un piacere, e pure i titoli di coda alla fine ci regalano una chicca che ci riporta alla primissima serie tv degli anni 60… E prima, un breve ma commosso e doveroso omaggio al grande Stan Lee – che si vede nel film in un classico cameo “disegnato” – da poco scomparso, con una frase sull’importanza degli eroi.

Ma c’è spazio anche per il dramma e la commozione, a un certo punto, in un film in cui lo spessore dei personaggi è eccellente: nell’adolescente nero Miles vediamo la fatica di crescere (con tutti i tic e le parole “giuste”, a partire dai numerosi «sei serio?») e di prendere coscienza dei suoi nuovi poteri, nel rapporto con suo padre vediamo i conflitti (e gli affetti) tipici di un figlio con il proprio genitore, in Peter Parker “versione fallito” (nell’universo parallelo da cui proviene è grasso, depresso, divorziato dall’amata Mary Jane) vediamo l’uomo che ha perso ogni speranza cui la vita dà una nuova occasione sotto forma di rapporto maestro-allievo (che può magari superare le paure della paternità), Zia May e Mary Jane soffrono come soffrirebbe una persona in carne e ossa per il dolore del distacco (e la gioia di una seconda occasione), nei vari Spider-Man (soprattutto Gwen) ci sono tracce di malinconico smarrimento e ricerca della propria identità in una realtà ostile in cui ci si sente soli, perfino nell’odioso Kingpin tutto il male ha la sua radice nel dolore di aver causato la morte di moglie e figlio. Senza contare il prezioso e centrale insegnamento sull’atto di fede – di Peter Parker a Miles, che ricambierà – che in certi frangenti occorre fare per non essere paralizzati dalle proprie paure. Superarle, fa diventare ognuno di noi un vero eroe.

Antonio Autieri