Spider-Man: Far from Home

Spider-Man: Far from Home

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Una missione europea per Peter Parker, diviso tra sentimenti contrastanti e nuove responsabilità

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Peter Parker vorrebbe andare in gita scolastica ma Nick Fury lo convoca per una missione speciale. Di fronte a una nuova emergenza Peter si troverà affiancato anche da un nuovo eroe, Mysterio…

La nuova avventura di Spider-Man arriva a qualche mese da Avengers: Endgame , ovvero da quello che per molti è stato il vertice non solo della cosiddetta Fase 3 dell’Universo Marvel, ma di un decennio abbondante in cui i cinecomic si sono affermati come il genere di riferimento, in termini di incassi, ma anche di immaginario del cinema mondiale. SpiderMan: Far from Home intelligentemente non schiva questa pesante eredità, ma la sfrutta per creare un racconto che mescola con successo commedia adolescenziale e dramma e riesce anche a dire qualcosa di interessante sul mondo di oggi, ossessionato dai supereroi e così affamato di verità da accettarne anche di false, purché presentate in un modo narrativamente accattivante.

Il giovane Peter Parker (Tom Holland, ormai perfetta incarnazione del supereroe adolescente geniale, ma fragile e insicuro) è il solitario sopravvissuto ad una lotta che ha messo in campo tanti eroi adulti e li ha visti dare l’addio al campo di battaglia, chi per nuove avventure nello spazio, chi per riconquistare un amore del passato, chi compiendo un sacrificio doloroso ma necessario, come Tony Stark.

Nella tradizione fumettistica, Spider-Man/Peter Parker è stato definito dal rapporto con lo zio Ben, la cui morte, involontariamente causata dalla mancata azione del nipote, costituisce il punto di origine della sua missione (l’ormai proverbiale «Da grandi poteri derivano grandi responsabilità»). Anche se lo zio Ben non scompare dalla “mitologia” – è sua la valigia vecchiotta con cui Peter parte in vacanza – il suo ruolo qui è assunto proprio da Tony Stark, con la cui pesante eredità, morale e concreta (Peter riceve un paio di occhiali speciali che gli danno la possibilità di controllare tutti gli armamentari delle industrie Stark, anche quelli militari) il giovane si dovrà confrontare per capire davvero chi è.

Far from Home è la storia della ricerca di un mentore, di qualcuno capace di insegnare a un ragazzo a diventare uomo, qualcuno che Peter aveva trovato (anzi da cui era stato trovato) e di cui sente terribilmente la mancanza. Ma è anche una storia di ragazzi che vorrebbero rimanere tali (e concedersi tutte le imbarazzanti sciocchezze della propria età, compreso la prima storia d’amore) e che invece sono chiamati a diventare adulti e caricarsi di responsabilità. La tentazione sarebbe quella di cedere almeno momentaneamente alle proprie insicurezze e passare il “mantello” da supereroe a qualcuno di più adulto e qualificato e invece la strada giusta è quella di mettersi alla prova, magari sbagliando, perché anche gli adulti, sono in realtà, capaci di errori e incoerenze a volte pure peggiori. È qui che Spider-Man riesce, seppure nel modo leggero a cui la Marvel ci ha abituato, a dire qualcosa anche sulle contraddizioni del mondo di oggi, connesso in modo ossessivo, invaso da social network in cerca di eroi di cui indagare ossessivamente il privato e cui dare un nome e una missione (Mysterio – interpretato da Jack Gyllenhaal – non fa a tempo a compiere la sua prima missione che si ritrova già con un nome e un posto pronto tra i nuovi Avengers), ma altrettanto disposto a scartarli alla prima occasione.

Un mondo difficile da navigare, dove a scegliere la strada giusta non basta la tecnologia e nemmeno il sesto senso del ragno, ma serve una bussola morale che si può trovare solo nel cuore e nella memoria (autentica) di quello che si sa essere giusto. SpiderMan: Far from Home è insieme l’ultimo film di un’epoca, quella dove era tutto sommato chiaro chi doveva salvare il mondo, e l’apertura di una nuova, dove si rimescolano le carte, dove niente e quello che sembra ma forse il mondo può essere ancora salvato dai ragazzini.

Laura Cotta Ramosino