Film numero 24 di Carlo Verdone che dirige e sceneggia una commedia sentimentale solo per alcuni versi davvero divertente. Si parte, con una certa sorpresa, in pieno dramma: durante la festa di compleanno della nuova compagna, Gemma, il manager Federico Picchioni riceve la notizia del malore occorso alla ex moglie. Arrivato in ospedale, non potrà fare altro che cominciare a occuparsi dei figli, Niccolò e Lia, e della figlioletta piccola di questa, tutta gente che non vede ormai da anni. Sarà difficile recuperare il rapporto: da un lato Gemma soffre l'invadenza dei due fratelli che portano oggettivamente scompiglio nella quieta routine famigliare, dall'altro l'incontro con una chiassosa vicina di casa (la brava Paola Cortellesi) non contribuirà certo a una serenità messa a dura prova anche dalla perdita di lavoro improvvisa dell'uomo. ,Partiamo dai difetti, non pochi, in un film decisamente inferiore per coesione narrativa e qualità degli interpreti a Posti in piedi in Paradiso, il film precedente del regista romano. Regia sciatta, illuminazione che evoca tristemente certi ambienti da soap opera, una grandissima parte del film ambientata in interni. Sotto una buona stella mostra già nella confezione i limiti maggiori del cinema di Verdone che, almeno per chi scrive, è attore sopraffino ma meno abile sul piano della regia e della narrazione (un po' come il modello da sempre seguito dal comico romano, il grandissimo Alberto Sordi, interprete magnifico ma regista spesso mediocre). A complicare le cose in una storia positiva, tutte centrata sulla ricostruzione degli affetti e sull'affermazione di una vera e propria famiglia, una sceneggiatura che alterna momenti di grande forza comica ad altri più modesti. Personaggi poco curati (Gemma e la sua uscita di scena; il nuovo compagno di Lia), situazioni lasciate a metà (la vicenda dello scandalo finanziario) oltre alla sensazione di una mancanza cronica di soldi con la maggior parte delle scene girate in casa pesano sulla riuscita di un film che in alcuni momenti gioca comunque bene la carta della commedia all'italiana. In particolare i siparietti tra Verdone e la Cortellesi funzionano eccome: un po' per il mestiere di lui, con una sequenza, quella del finto rapporto sessuale mimato esilarante; senz'altro per la capacità di lei, attrice versatile, dotata sul piano dell'umorismo e spalla perfetta per la comicità di Verdone. Ma soprattutto per una sceneggiatura più efficace e curata, capace di raccontare, attraverso il filtro anche del grottesco, il rilancio anche umano di due persone che proprio grazie alla circostanza di crisi, personale e lavorativa, riscoprono il valore di rapporti autentici. Una bella storia, insomma, resa ancora più vera dall'interpretazione efficace dei due ragazzi (molto bravi Lorenzo Richelmi, visto di recente in Il terzo tempo, e la Tea Falco lanciata nel cinema da Io e te di Bernardo Bertolucci), che lascia l'amaro in bocca per una certa sciatteria della confezione, per un finale frettoloso, per la mancanza quasi assoluta di caratteristi e anche per alcune gag col freno a mano tirato. Come quella dello scambio dei bimbi o tutta la sequenza al matrimonio del fratello di lei che richiamano, ma solo alla lontana, la freschezza e la verve del Verdone migliore. , ,Simone Fortunato ,