Smetto quando voglio – Masterclass

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Smetto quando voglio Masterclass

Torna la banda dei ricercatori universitari, finiti in galera a causa di una “droga legale”. Pronti per nuove (dis)avventure

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I sette giovani ricercatori universitari finiti nel mirino della giustizia per aver prodotto e messo in commercio una nuova droga legale tornano dopo il successo del primo Smetto quando voglio. Scontata quasi tutta la sua pena, Pietro Zinni (Edoardo Leo) è ormai a un passo dalla libertà, ma deve ancora vedersela con le continue pressioni della moglie incinta, con l’impellente necessità di un nuovo lavoro che gli assicuri una certa tranquillità e con le sottili minacce di alcuni compagni di cella, che non perdono occasione per crearli problemi.

A frapporsi tra Pietro e la libertà ci pensa anche l’ispettore Paola Coletti, poliziotta che promette a Zinni la fedina penale pulita in cambio di collaborazione. Pietro non dovrà fare altro che rimettere in piedi la banda delle menti geniali per smascherare i criminali che stanno cercando di mettere in commercio delle nuove smart drugs, ossia ulteriori sostante prodotte chimicamente e ai limiti della legalità da inserire all’interno dell’elenco ufficiale delle molecole illegali per poter essere proibite. Il tutto ovviamente in gran segreto, senza che nessuno sappia dell’esistenza di questa task force né dell’accordo raggiunto. Chiamati a raccolta il chimico Alberto Petrelli, l’economista Bartolomeo Bonelli, l’archeologo Arturo Frantini, l’antropologo Andrea De Sanctis, i latinisti Giorgio Sironi e Mattia Argeri e persino alcuni cervelli in fuga, come l’avvocato Vittorio, l’anatomista Giulio Bolle e l’ingegnere meccanico Lucio Napoli, Zinni e la sua banda cominciano a scorrazzare per la città di Roma per scovare i criminali e impedire la diffusione di ulteriori droghe. I problemi arrivano quando il gruppo deve affrontare l’ultimo pericoloso criminale, il chimico industriale Walter Mercurio, che ha ideato una formula chimica che serve a ben altri scopi.

Secondo capitolo di una trilogia girata in contemporanea e che si concluderà con Smetto quando voglio – Ad Honorem, il film di Sydney Sibilia si presenta ancora una volta come una serie di situazioni assurde che richiamano nella dinamica, nello sviluppo della narrazione, nei contenuti e persino nell’impianto produttivo un certo cinema d’azione italiano degli anni 70 e molto cinema americano. Sia il regista che il produttore Matteo Rovere (regista a sua volta dell’emozionante Veloce come il vento) riescono a dare forma e contenuto a un film che è girato con professionalità e ha un buon ritmo e si regge, anche in questo secondo capitolo, su un cast ben assortito, personaggi sfaccettati, una trama funzionale alla storia, un montaggio dal buon ritmo che tiene ben alta l’attenzione dello spettatore e dialoghi il cui unico punto debole è che spesso risuonano un po’ troppo gridati e risultano poco chiari.

Sibilia torna con questo film ad affrontare temi come quello della continua crisi italiana, dei cervelli in fuga, delle intelligenze dimenticate, del desiderio di riscatto con il chiaro intento di rendere omaggio ai dimenticati, affrontando tutto con estrema leggerezza e senza la reale necessità di spendersi in una riflessione troppo profonda o critica. Il risultato è un film discreto, girato con cura e con un’ottima padronanza del linguaggio cinematografico.

Marianna Ninni

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