Quando Pietro, giovane ricercatore in neurobiologia, viene a sapere che l’Università ha tagliato i fondi per la sua ricerca, capisce che è giunto il momento di trovare un modo alternativo per guadagnarsi da vivere. Anche i suoi amici non se la passano meglio: due professori di semiotica interpretativa ed epigrafia latina fanno i benzinai di notte al soldo di uno sfruttatore pakistano, l’esperto di archeologia coadiuva gli operai nei cantieri di Roma, il laureato in macroeconomia vivacchia applicando le teorie imparate sui libri al poker, il dottore in chimica computazionale sbarca il lunario in un ristorante cinese e il guru dell’antropologia non trova impiego neanche dallo sfasciacarrozze proprio perché troppo qualificato. Una sera, inseguendo in una discoteca il ragazzino cui dà ripetizioni per farsi pagare, Pietro ha un’illuminazione: utilizzare le sue conoscenze per mettere a punto una nuova droga che domini il mercato. Dopo alcune ricerche scopre una falla nella legislazione italiana: solo le droghe censite nell’elenco ufficiale delle molecole illegali del Ministero della Salute sono proibite, il che vuol dire che un sostanza basata su un legame chimico inedito può essere commercializzata, fino a quando ovviamente l’elenco non viene aggiornato. Decide dunque di formare una banda di menti geniali, lasciando all’oscuro di tutto la fidanzata Giulia che lo ritiene un accademico di successo, sfruttando le capacità di ognuno per ottenere un facile guadagno e quel riscatto di chi ha studiato per una vita senza vedere mai riconosciuti i propri meriti. Ma la sgangherata banda non farà nemmeno in tempo a godersi il successo dell’impresa che capirà che anche quella zona grigia al confine della legalità ha le sue regole e i suoi ostacoli da superare. Che porteranno inevitabilmente il piano a degenerare in un succedersi di situazioni sempre più assurde e ingovernabili.

Esordio promettente per il giovane regista Sydney Sibilia, che ha il merito di gestire con destrezza un film corale che proprio dalla simpatia dei tanti personaggi (e dei loro interpreti: Valerio Aprea, Paolo Calabresi e Pietro Sermonti vengono da Boris, Libero De Rienzo fu coprotagonista del cult Santa Maradona, Neri Marcorè è un azzeccato villain) attinge gran parte della sua forza. Ossatura narrativa e confezione trovano i propri riferimenti più nella commedia d’oltreoceano che in quella nostrana, con una trama sfiziosa infarcita di sboccate gag di sapore prettamente romanesco (“aò”, “daje” e “vaffa” vari si sprecano) spesso divertenti e comunque entro i limiti della volgarità, incorniciate da una nevrotica fotografia al neon e da un montaggio serrato che mantengono sempre alto il ritmo. Il risultato è un film leggero che, sebbene vada a colpire, deformandoli, alcuni innegabili aspetti della vita ai tempi della crisi, non deve essere caricato di eccessivi risvolti sociali: perdonando qualche pecca (possibile che il protagonista iperlaureato in neurobiologia non azzecchi un congiuntivo?) e qualche punto di domanda nella sceneggiatura, si potrà gustare un film gradevole da prendere più come irriverente divertissement che come spunto di riflessione sulla realtà di oggi.

Pietro Sincich