Sinister

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Uno scrittore di gialli per scrivere il suo ultimo romanzo si trasferisce nella casa dove anni prima è stato compiuto un efferato omicidio.

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Al quarto film da regista, dopo un horror mediocre come Hellraiser 5: inferno e un debole remake di un classico della fantascienza, Ultimatum alla terra, lo statutinitense Derrickson nemmeno con Sinister riesce a ritrovare l'ispirazione del suo film migliore,The Exorcism of Emily Rose. La storia è inflazionatissima: Ellison Oswalt (Ethan Hawke), uno scrittore di romanzi di cronaca nera, è in crisi perché sono lontani gli anni del suo più grande e finora unico successo, Kentucky Blood. Si trasferisce così nella piccola cittadina di King County in Pennsylvania e va ad abitare con la famiglia proprio nella casa che ha ospitato tempo prima uno dei più efferati omicidi degli ultimi anni. Dopo aver trovato in soffitta un filmato in Super 8 che contiene immagini terribili di quell'omicidio, Oswalt capisce che non si tratta più di trovare ispirazione per il prossimo romanzo, ma che la faccenda è diventata maledettamente grave. Derrickson lavora scopertamente sul già visto: la casa “infestata”, il matrimonio in crisi, lo scrittore che finisce in una spirale di paranoia che forse è l'anticamera della follia. La polizia diffidente, le indagini che vengono ostacolate, i filmati che vengono passati al setaccio del computer. Derrickson mette insieme, come in un centone, tanti elementi che hanno segnato l'immaginario horror almeno degli ultimi 30 anni: il fan horror ritroverà infatti tanto Stephen King (Shining, Cujo), tanto Carpenter (Il seme della follia; Il villaggio dei dannati), un po' di Paranormal Activity e di The Ring (il realismo del punto di vista; il video maledetto) e anche un po' del Raimi di me To Hell per il filone occultista che a un certo punto fa capolino. Si vede, più o meno con piacere, parecchio cinema del passato ma non si ritrova il Derrickson maestro della tensione e del realismo di Emily Rose. Anzi, qui più per una scrittura sciapa (dello stesso regista con C. Robert Dargill) che per la confezione, comunque di livello e non banale, il racconto è molto prevedibile, gli snodi piuttosto inverosimili (ma davvero la moglie non riesce a immaginarsi proprio il motivo vero del trasloco?) e i personaggi, dalla moglie stessa all'esperto di occultismo, al poliziotto che d'un tratto dà una mano all'indagine di Oswalt. E il risultato è che alla storia, ivi compreso il finale interessante sulla carta ma troppo tirato via per potervi partecipare emotivamente, non si crede mai. Non manca tuttavia qualche momento buono: l'incipit con il trasloco e la diffidenza della polizia nei riguardi di Oswalt è spiazzante e getta ombre sul protagonista; i primi video con la ripresa oggettiva dei fatti di sangue mettono inquietudine e quando entra in campo un tagliaerba si salta proprio sulla poltrona. Ma la tensione va a intermittenza, la svolta occultista è davvero poca cosa e, soprattutto, è il congegno narrativo a lasciare perplessi in un film che corre di fretta quando dovrebbe spiegare (il finale) mentre è statico, con un solo attore in campo, quando – nella parte centrale – dovrebbe spaventare di più lo spettatore.,Simone Fortunato

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