Sing

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Sing film Sentieri

Il padrone di un teatro in crisi cerca di risollevare le sorti della sua attività lanciando le audizioni per un grande spettacolo canoro. Ma le cose partono con il piede sbagliato…

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Il koala Buster Moon è proprietario di un bellissimo teatro, un sogno che coltivava fin da piccolo e che si è realizzato grazie ai sacrifici di suo padre. Purtroppo però, con gli anni il teatro è caduto in disgrazia, e il koala si ritrova oggi al verde e pieno di debiti. Per tornare sulla cresta dell’onda e ispirato da una diffusa passione per la musica, Moon decide di indire una grande gara di canto. Un errore di stampa relativo al premio finale (100.000 dollari al posto di 1.000…) attira alle audizioni una folla numerosissima di “persone comuni” che sognano di cambiare la propria vita.

A brevissima distanza da Pets – Vita da animali (di cui peraltro è già in programma il sequel), ecco il settimo lungometraggio della prolifica Illumination Entertainment, casa di produzione che da Cattivissimo me in avanti ha sfornato quasi ogni anno film d’animazione di qualità altalenante ma successo crescente.

Iniziamo subito col dire quello che Sing non ha: non ha la profondità dei prodotti Pixar, né una sceneggiatura brillante come il disneyano Zootropolis (tanto per citare un altro film ambientato in un mondo animale). Anzi, bisogna dire che nella sostanza Sing ha ben poco di originale: la storia è delle più classiche e come tale riporta svolte piuttosto prevedibili, i personaggi ricalcano il topos hollywoodiano degli antieroi che si riscattano perseguendo con tenacia le proprie passioni, la morale (avere fiducia in sé stessi) è trita e ritrita. La stessa idea di base, quella del contest musicale, si aggrappa chiaramente al successo di talent show come X Factor, The Voice ecc. e la colonna sonora è composta da canzoni molto conosciute presso il grande pubblico (si va da Frank Sinatra a Taylor Swift).

Eppure… Eppure alla fine queste considerazioni contano poco, perché Sing è semplicemente irresistibile. Garth Jennings, già regista di moltissimi videoclip innovativi, sa bene come giocare con la colonna sonora e in generale con l’argomento “musica”, non solo nelle scene prettamente musicali (le esibizioni dei concorrenti), ma lungo tutto il film, quando echeggia l’atmosfera della vecchia Broadway, o quando ci trascina in rocamboleschi voli e inseguimenti degni di una pellicola d’azione, di volta in volta mostrandoci il mondo dal punto di vista di un animale diverso.

I personaggi, per quanto come detto non siano particolarmente originali, ispirano tutti una grande simpatia e tenerezza: c’è la timida elefantessa Meena, che è tanto grande ma vorrebbe scomparire; il gorilla Johnny, ladro suo malgrado; la porcellina Rosita, che ha rinunciato a una carriera di cantante per fare la mamma (di 25!); la porcospina-adolescente ribelle Ash; il cinico topolino Mike (tra i più divertenti, doppiato in originale dal mitico Seth MacFarlane), con ambizioni e carisma da crooner. E naturalmente Buster, la cui positività non si lascia abbattere da nulla. Molte inoltre le sequenze esilaranti, come quella delle audizioni (dove i più piccoli non coglieranno l’ironia di certe scelte, come la lumaca che canta “Ride like the wind”, o il gruppo pop giapponese composto da cani akita), la scena del supermercato e quella dell’autolavaggio.

Sing è in definitiva un film che avrebbe potuto “fare il botto” osando di più dal punto di vista della trama e dei valori messi in gioco, ma che comunque funziona e, soprattutto, si fa amare.

Maria Triberti

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