Una donna viene assalita da un cane, mentre due ragazzi – che sembrano amici – si sparano a vicenda; e poi il feritore porta il ferito in una villa, in piena notte. Lì un medico organizza una specie di pronto soccorso casalingo. In attesa che si svegli il padrone di casa. Dovrà prendere le sue consuete decisioni giornaliere, a cominciare dai due amici che si sono affrontati pistola in pugno nel “suo” rione Sanità, senza alcun permesso. E magari capire perché la moglie Armida è stata assalita da uno dei suoi adorati cani da guardia. Ma in quella giornata, il potente e rispettato Antonio Barracano – il Sindaco del rione – dovrà ascoltare come sempre tante persone, dirimere controversie, tenere a bada anche l’amico medico che se ne vuole andare via perché si sente stanco e ostaggio della vita che fa: quella di curare delinquenti e vedere la società andare sempre peggio, disgustato della mancanza di legalità che il suo “amico” Barracano impone anche a lui come a tutti. Per Barracano invece la sua è la vera Giustizia offerta ai poveracci, quelli che non si fidano della Legge che premia chi può piegarla dalla sua parte con soldi e conoscenze. Una giornata come tante, quella del boss, finché non arriva il giovane e disperato Rafiluccio con la fidanzata incinta, che lo va ad avvisare del suo proposito: uccidere il padre, ricco fornaio, che lo ha cacciato di casa e diseredato…

Mario Martone porta al cinema Il sindaco del rione Sanità, tratto dall’omonima opera teatrale di Eduardo De Filippo, che aveva già portato a teatro negli anni scorsi. In concorso alla Mostra di Venezia 2019 (dove non ha vinto premi ufficiali, ma ha portato a casa premi collaterali: il Leoncino d’oro della giuria giovani e il premio Pasinetti del Sindacato giornalisti cinematografici per film e attori), a un anno appena dal precedente, e deludente, Capri-Revolution, il film di Martone sembrava una scommessa di quelle da far tremare le gambe, pur se dalla base di partenza di un testo già “lavorato” appunto a teatro e da un gruppo di attori molto affiatato. A intimorire non era tanto il precedente su schermo degli anni 90, un modesto film con Anthony Quinn e Raoul Bova (Il Sindaco), quanto l’aver ringiovanito decisamente i personaggi: il Sindaco non è più un anziano, potente e saggio ma capace di incutere timore (che De Filippo stesso interpretava sul palcoscenico), ma un boss quarantenne spavaldo e muscoloso; perché chi fa quella vita brucia la sua esistenza più in fretta. E ci insospettiva – lo ammettiamo – anche l’uscita ridotta nei cinema, come “evento”, solo per tre giorni (dal 30 settembre al 2 ottobre, in attesa di rapidi passaggi ad altri sfruttamenti: peraltro il successo del film ne ha poi prolungato la permanenza nei cinema), come si usa per le fiction portate in anteprima al cinema o per opere troppo sperimentali.

E invece Martone fa centro, con quasi totale fedeltà al testo (ma con una significativa differenza nel finale) e pure grande libertà di messa in scena e nella rappresentazione dei personaggi, recuperando una storia ancora credibile e di grande attualità nella Napoli di oggi, con questo “sindaco” che governa su un quartiere – il celebre rione Sanità – e regola le controversie privatamente, per aiutare gli “ignoranti” che rischiano di essere stritolati dalla Legge o da chi può permettersi (come lui stesso un tempo) di piegarla a suo piacimento; un ricordo, quello della sua vendetta ai danni di un violento arrogante e del modo in cui evitò di pagarne la colpa, che lo esalta e ancora lo angoscia al tempo stesso. Barracano è un boss ma con un suo senso di giustizia e anche della pace sociale, che cerca di evitare la violenza finché si può e di risolvere le dispute con il peso del suo prestigio (e del timore che incute); che invita chi si impunta a cambiare idea e a tornare sulle proprie posizioni, se le reputa sbagliate. Nessuno fiata davanti a lui, neanche chi sente di aver subito un torto dalla “sua” giustizia, comunque accettata. Ma la disputa che mette di fronte il figlio e il padre e che può portare a spargimento di sangue cambia le cose: in Rafiluccio e nella sua divorante sete di vendetta, Barracano si rivede. E pure non vuole che il ragazzo si faccia trasportare dalla passione, né vuole vedere l’inizio di una faida che porterebbe a una guerra.

Sicuramente il “sindaco” è personaggio ambiguo, contraddittorio e a suo modo affascinante, che già causò non poche critiche a De Filippo. Nel contesto contemporaneo di una Napoli alla Gomorra, Barracano ha la sua mentalità linearmente contorta, che usa la violenza e il sopruso per rifiutare la violenza e per raddrizzare i torti; non c’è però solo arbitrio e potere, se il Sindaco sa che ogni persona che viene da lui ha la sua verità e che c’è bisogno sempre del confronto, per sentire le due versioni dei contendenti. Ma non c’è solo lui, a parte una schiera di comprimari (figli, moglie, servitori e sgherri): il suo contraltare sono il medico, da decenni in casa sua ma desideroso di raggiungere il fratello in America (e per questo “gentilmente” minacciato dal boss) e il ricco panettiere (il padre che ha diseredato il figlio). Vederli ritti di fronte a lui, quasi a sfidarlo e pur temendolo, nella loro dignità sta una delle chiavi del film, in cui fanno capolino in un modo ricco di sfumature concetti come la Giustizia, la Verità e appunto la Dignità, ma anche l’eterna lotta tra bene e male. Solo che non è chiaro sempre chi stia dalla parte giusta.

Il sindaco del rione Sanità di Martone è un’opera convincente, soprattutto se si supera lo spiazzamento di un testo teatrale (ricalcato appunto sull’originale) e di una recitazione giustamente enfatica (e anche gli interni, la maggior parte dei luoghi del film: sembra di vedere attori su un palcoscenico, anche se ampio), accompagnate da look spesso aggressivi e “moderni”, musica rap compresa, con una regia a tratti molto movimentata. Tutti aspetti che rendono fortemente attuale e credibile l’opera e i suoi personaggi, resi al meglio da un ottimo gruppo di interpreti. Più o meno lo stesso cast della versione teatrale di Martone: in particolare è da segnalare la prova di Francesco Di Leva nei panni del Sindaco e di Massimiliano Gallo in quelli del panettiere, mentre la new entry nel gruppo è il “dottore” interpretato dal bravo Roberto De Francesco.

Antonio Autieri