Sils Maria

Sils Maria

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A una famosa attrice teatrale viene chiesto di recitare ancora nel dramma che la portò al successo, ma il ruolo principale andrà a un’attrice più giovane.

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Fin da quando Joseph Mankiewicz diresse Bette Davis in Eva contro Eva, il tema della matura attrice la cui fama è insidiata da una più giovane e arrembante è uno dei più noti alla storia del cinema. Il francese Olivier Assayas (Irma Vep, Qualcosa nell’aria) in Sils Maria sceglie di prenderlo però sotto altra prospettiva, lasciando Juliette Binoche a dividere il centro dell’azione. Diviso in tre parti diseguali, il film si sviluppa intorno alla relazione tra Maria Enders (la Binoche), attrice di fama internazionale, e la sua giovane assistente Val (Kristen Stewart). Maria è arrivata al successo quando a 18 anni ha recitato ne “Il serpente del Maloja”, interpretando una ragazza che seduceva e si approfittava di una donna matura. La vediamo mentre si reca in Svizzera per onorare l’autore della pièce teatrale, un uomo che conosce da molto tempo e di cui è cara amica. Purtroppo il drammaturgo muore il giorno prima della cerimonia e Maria è indotta da un giovane regista ad accettare di recitare ancora una volta nel dramma teatrale, ma questa volta nei panni della donna matura. Scelta difficile per molte ragioni, non ultima per la presenza della giovane star Jo-Ann Ellis (Chloe Grace Moretz), che prenderà il vecchio ruolo di Maria.

Jo-Ann rappresenta la classica “cattiva ragazza” hollywoodiana, che ruba il marito alle altre e che ha sempre i paparazzi alle costole. Ciò nonostante è una figura che affascina la giovane Val, proprio per il suo essere autentica e non prona alle regole di Hollywood. Le letture del copione di Maria con Val, che l’aiuta a memorizzare la nuova parte, fanno emergere una serie di insicurezze e gelosie della donna, mostrando quanto labile sia a volte il confine tra il personaggio e la realtà. Il rapporto tra Maria e Val si avvicina più a quello tra due amiche che a quello tra datore di lavoro e dipendente, e questo rende la cosa ancora più complicata e coinvolgente, anche se spesso volutamente interrotta dal regista con le immagini del “serpente del Maloja” (un fenomeno meteorologico che si verifica quando le nubi che salgono dal lago di Como, superano il passo del Maloja come un serpente e si riversano sulla valle dell’Engadina, coprendola totalmente). Visione affascinante, accompagnata dalle note di Haendel, anche se legata alla storia di questo triangolo al femminile. Triangolo dal quale peraltro emerge a sorpresa la stoffa interpretativa della giovane Stewart, ben distante ormai dal ruolo esangue di Twilight, che riesce bene a contrapporsi al personaggio della Binoche, una donna che appare al tempo stesso forte e fragile, determinata nella sua consapevolezza di essere una grande attrice, ma a tratti fragile e insicura. Forse fin troppo insistito in questo dialogo/scontro, Sils Maria in quasi due ore di proiezione rischia lo stallo in più di un momento, ma si riscatta con un’intensità recitativa che, come le nuvole del Maloja, riesce a scavalcare anche gli ostacoli più alti.

Beppe Musicco

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