Shark – Il primo squalo

Shark – Il primo squalo

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Le ricerche di un laboratorio sottomarino a largo della Cina liberano dagli abissi un enorme squalo preistorico. Bisogna fermarlo prima che provochi una strage…

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In principio fu Lo squalo di Steven Spielberg, con il suo mostro invisibile, il motivetto incalzante, il materassino giallo insanguinato, i tre cacciatori nella loro barca troppo piccola. È lì che comincia quello che è diventato praticamente un genere a sè, che gioca con la nostra atavica paura del mare e di quello che nasconde, esorcizzandola o lasciandoci per sempre traumatizzati anche sulle spiagge della Romagna dove l’acqua è profonda mezzo metro.

Passa il tempo e in un mondo di mostri venuti dallo spazio e di effetti speciali, qualcuno ha pensato bene di aggiornare anche lo squalo, in questo caso una specie di relitto preistorico sopravvissuto non si sa come negli abissi degli oceani e incautamente risvegliato da un gruppo di ricercatori. Shark – Il primo squalo, nato da un libro pubblicato ormai più di venti anni fa, è uno sfacciato B movie con il budget da blockbuster (grazie a una coproduzione cino-americana, un tentativo interessante di conquistare i due mercati più grandi del mondo) e una storia che sfrutta sfacciatamente tutti i cliché del genere.
Un eroe stropicciato con un pesante passato (Jason Statham, eroe di tanti film d’azione con due espressioni ma abbastanza autoironia), una coraggiosa biologa marina divorziata (la star cinese Bingbing Li) con figlioletta petulante a carico, un finanziatore americano spaccone destinato a una brutta fine (che poi, diciamocelo: che i cinesi abbiano bisogno dei soldi americani è una leggenda più incredibile dello squalo preistorico…), una multietnica manciata di collaboratori spendibili come vittime più o meno eroiche del mostro.
La regia di Jon Turtletaub (regista di passati successi di Nicolas Cage, di recente prestato alla tv) è di mestiere, la confezione ben fatta e il cast, consapevole dell’allegra assurdità della trama, ci si immerge con convinzione. Oltre a una prevedibile storia d’amore, tra un’immersione e l’altra ci sono pochi tentativi di far della filosofia sull’avidità dei soliti imprenditori privati e qualche commento umoristicamente inopportuno da parte di un saggio scienziato cinese sulla necessità di rispettare la natura anziché distruggerla.
Per divertirsi con un film come questo bisogna mandare in vacanza lo spirito critico e godersi lo spettacolo per quello che è: una serie di attacchi e massacri (relativi, dato che il film ambisce ad essere uno spettacolo per famiglie e finisce per far poca paura) e tentativi sempre più fantasiosi per eliminare la minaccia prima che raggiunga le affollate spiagge cinesi. Contro ogni aspettativa, in un’estate in cui in America ha trionfato un altro film con un cast tutto asiatico (Crazy Rich Asians), il film è diventato un discreto successo planetario e aprirà la strada, si presume, ad altri esperimenti del genere. Non c’è niente come un bel mostro per riunire il nostro mondo così diviso…

Laura Cotta Ramosino

Laura Cotta Ramosino