Sette spose per sette fratelli

Sette spose per sette fratelli

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Millie sposa Adamo, un boscaiolo dell’Oregon che vive isolato sulle montagne con i sei fratelli. I quali decidono di imitarlo… Alla Festa del cinema di Roma il capolavoro della Musical comedy!

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Vecchio West: Adamo Pontifier, boscaiolo che vive isolato sulle montagne, scende al villaggio per trovare moglie, incontra Millie e scatta il colpo di fulmine e la sposa. Giunta alla fattoria Millie scopre l’esistenza di altri sei fratelli Pontifier, tutti nominati in ordine alfabetico e con nomi biblici. E scopre che anche lei dovrà fare la serva a tutti… Anche gli altri fratelli però decidono di prendere moglie, e quando la normale seduzione alla festa del paese non funziona si passa al rapimento.

Uno dei più divertenti musical, targato MGM e diretto da Stanley Donen, reduce dalla collaborazione con Gene Kelly (che durerà fino al 1955) e dal capolavoro Cantando sotto la pioggia di due anni prima. Donen, classe 1924 (ancora vivo), è stato prima ballerino, poi coreografo per il cinema, poi regista delle scene di danza e finalmente regista nel 1949 diventando uno dei più importanti nomi del musical Hollywoodiano e una riguarda di riferimento per la moda degli anni 60. Nella sua filmografia vanta capolavori del genere come il già citato Cantando sotto la pioggia e È sempre bel tempo, ma anche bizzarrie spionistiche quali Sciarada e Arabesque. In questo Sette spose per sette fratelli realizza un miracolo musicale per commistione di generi e precisione: è un musical a tutti gli effetti, ma per la prima volta l’ambientazione è western, un po’ girato all’aria aperta e un po’ ricostruito in studio (scene del gigante Cedric Gibbons). Musical, western, sì ma con fortissimi inserti comici di una buffoneria clownesca e quasi infantile (la scena della festa di paese); gag da comica muta, che Donen poi riprenderà nei suoi film successivi, e che fanno di questo film un perfetto spettacolo per tutta la famiglia. È un miracolo quindi per l’equilibrio tra i generi che lo compongono ma anche per l’equilibrio tra danza e canto, tra numeri ballati e numeri di canto e per come le canzoni e balletti vengono trasformati in numeri comici. Non c’è la grazia e l’eleganza di Minnelli, ma c’è una sinergia narrativa che ne fanno una gioia di spettacolo.

Nemmeno poi tanto tra le righe il film racconta di quei valori genuini tanto cari alla cultura americana: amore, matrimonio, famiglia… Eppure questi valori sono racconti in maniera sincera e commovente (anche i più cinici, non possono non commuoversi nel finale…). Rimane poi molto dolce la dinamica di questi maschi così forti e virili che prendono le donne che vogliono: queste li respingono, salvo poi innamorarsi in un secondo momento in una maniera totalmente impensata dai sei fratelli. È anche una guerra dei sessi, ma condotta ora con divertita ironia, ora con sentito lirismo.

Da vedere e rivedere, per divertirsi e commuoversi. L’ennesima prova (se mai ce ne era bisogno) dell’immensa gamma emozioni che il cinema classico sapeva regalare a ogni tipo di spettatori.

Riccardo Copreni

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