Sette minuti dopo la mezzanotte

Sette minuti dopo la mezzanotte

- in AL CINEMA, FILM, INTERESSANTE
311
Commenti disabilitati su Sette minuti dopo la mezzanotte
sette-minuti-dopo-la-mezzanotte

Un ragazzino, sofferente per la malattia della madre, vive un’esperienza fantastica

Download PDF

Il dodicenne Conor ha una madre gravemente malata e viene bullizzato a scuola. Ma una notte, poco dopo i dodici rintocchi, un mostro si presenta alla sua finestra.

L’ultimo film di Juan Antonio Bayona (suo The Impossible, storia di una famiglia che “miracolosamente” si ritrova dopo lo tsunami, e l’horror The Orphanage) è una parabola sulla morte, sul dolore, sulla perdita e sulla forza necessaria per affrontarli in cui l’elemento fantastico (il mostro-albero che si presenta poco dopo lo scoccare della mezzanotte per raccontare delle storie al piccolo Conor) funziona come una sorta di seduta di psicoanalisi permanente per il piccolo protagonista, che si ritrova ad affrontare l’evento più traumatico possibile nella vita di un bambino: la morte di un genitore.

Da sempre le storie (e le fiabe in particolare) sono state, per singoli e collettività, il modo per elaborare e trasmettere verità importanti sotto una veste misteriosa e non immediatamente leggibile. Qui a svolgere la funzione sono delle fiabe postmoderne (rese attraverso un’animazione simile agli acquerelli e ai disegni che sia Conor sia la madre amano praticare), che giocano a capovolgere o a mettere in discussioni situazioni e personaggi tradizionali (il principe buono che buono non è, la regina cattiva che forse non è la vera cattiva, ecc.) ma che esplicitano fin troppo chiaramente il loro carattere metaforico perdendo in fascino e mistero a favore di una morale invadente.

La situazione domestica di Conor (padre assente emigrato in America con una nuova compagna e figlia, nonna un po’ scorbutica che fatica ad esprimere il suo affetto, madre moribonda buona e tenerissima) è fin troppo chiara, come fin da subito (non è uno spoiler) è evidente l’esito infausto della malattia. Cosa resta da scoprire e imparare dunque a Conor? Accettare la propria ambiguità verso la dipartita materna e gestire la comprensibile rabbia. Una verità molto semplice, che ci interesserebbe forse di più se i personaggi (mostro-albero compreso) facessero qualcosa di diverso dal parlare e sviscerare situazioni un po’ statiche e mostrassero un’evoluzione almeno un po’ sorprendente.

Invece Sette minuti dopo la mezzanotte sacrifica la sua dimensione onirica per diventare talvolta una espansione incontrollata ed eccessiva della seduta finale di Good Will Hunting (quella che termina con il ripetuto «Non è colpa tua») con un albero di tasso semovente al posto del professore di Robin Williams. Non basta un cast di lusso (la madre moribonda è la lanciatissima Felicity Jones di Star Wars Rogue One, la nonna severa Sigourney Weaver, la voce del mostro nell’originale è quella di Liam Neeson) a sollevare la storia dalla sua impostazione eccessivamente didascalica .

Laura Cotta Ramosino

 

About the author