Scott Pilgrim vs. the World

Scott Pilgrim vs. the World

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Per poter stare insieme alla ragazza di cui è innamorato, il ventitreenne Scott Pilgrim deve combattere contro i suoi sette malvagi ex fidanzati.

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Basato sulla serie a fumetti “Scott Pilgrim” del canadese Brian Lee O’Malley. ,Premessa: è necessario attraversare qualche minuto di scombussolamento (se non addirittura fastidio) prima che ci si abitui al linguaggio singolare che questo film utilizza. Il rapido succedersi degli eventi, il montaggio a tratti frenetico, l’inserimento di segmenti di testo (didascalie e onomatopee) e segni cinetici all’interno dell’inquadratura… Sono tutti espedienti volti alla fusione di un mezzo di comunicazione statico qual è il fumetto e un mezzo di comunicazione dinamico qual è il cinema. Scott Pilgrim vs. the World, infatti, non tenta semplicemente di riprodurre con fedeltà le vignette da cui proviene la storia – esperimento già realizzato in altri film, ad esempio Sin City (2005) di Miller e Rodriguez – ma del linguaggio fumettistico conserva la caratteristica più propria, ovvero una velocità cui il cinema è di norma estraneo: ogni personaggio è presentato tramite poche informazioni scritte che compaiono sullo schermo per qualche secondo e i passaggi logici sono facilitati da sottotitoli, disegni e simboli che irrompono sulla scena. Per i flashback sono mostrate le vignette stesse. Si aggiunga che i combattimenti tra il protagonista e i suoi nemici si ispirano ai videogiochi degli anni Ottanta (i picchiaduro alla “Street Fighter”, ma anche “Super Mario bros.”): per ogni vittoria si guadagnano punti in forma di monetine, ad ogni colpo è associato un suono elettronico, si può lottare singolarmente o in due, man mano che si prosegue aumenta la difficoltà ed è possibile accumulare “vite” una volta raggiunto un certo livello. Infatti, da Scott Pilgrim è stato tratto anche un videogame. La mescolanza riuscita di ben tre linguaggi diversi dà forma ad un racconto fantastico e a volte nonsense che fa del film di Wright un’opera di derivazione postmoderna, che nell’insieme rispecchia la sovrapposizione dei media e l’immediatezza della ricezione che caratterizzano l’odierno modo di vivere e di apprendere. ,Non mancano spunti interessanti dal punto di vista dei contenuti ma, come si sarà capito, Scott Pilgrim vs. the World si distingue piuttosto per quanto riguarda l’aspetto formale (che è ciò che cattura l’attenzione dello spettatore). In generale, la storia funziona perché evita di prendersi troppo sul serio, filtrata dall’umorismo demenziale di un regista non nuovo a esperienze comiche (L’alba dei morti dementi, Hot Fuzz) e dalla simpatia degli attori, in particolare Michael Cera, Kieran Culkin e Ellen Wong. Divertenti anche Chris Evans e Brandon Routh, in una sorta di parodia di se stessi (entrambi, in passato, hanno interpretato eroi fumettistici).,Maria Triberti,

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