Sarah & Saleem – Là dove nulla è possibile

Sarah & Saleem – Là dove nulla è possibile

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Un uomo e una donna vivono una relazione extra coniugale. Complicata dal fatto di vivere su due fronti opposti, a Gerusalemme

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Sarah e Saleem non si amano: la loro è una relazione clandestina ma puramente di natura sessuale, in cui il sentimento non è nemmeno contemplato. Ma non riescono a farne a meno, nonostante i due rispettivi coniugi non siano certo cattive persone. Anzi, Saleem ama sua moglie, che aspetta un bambino (piuttosto vive tensioni con la sua famiglia, che li sostiene economicamente e glielo fa pesare). Ma cerca altro. Così Sarah, madre felice e moglie insoddisfatta ma ancora innamorata del marito (un militare, parecchio assente per via del lavoro). Fin qui sembra una storia di normale tradimento e adulterio. Ma niente in Israele è normale, se una vicenda mette a confronto persone che dovrebbero stare su fronti opposti, e nemmeno parlarsi. Perché Sarah è israeliana, ebrea, e anche benestante: è proprietaria di un bar, in cui Saleem che invece è un palestinese, arabo e pur povero fa le consegne come fattorino (e le visite di lavoro in quel bar furono galeotte). A rovinarli, dopo i numerosi e fugaci ritrovi amorosi (in un parcheggio, dentro il furgoncino di Saleem), una serata diversa, in cui passare qualche momento insieme in un locale. Un errore che costa loro molto caro, trasformando un trauma di due famiglie in un caso politico (perfino di spionaggio) nell’incandescente, eterno conflitto tra israeliani e palestinesi.

Ispirato a una storia vera, il film diretto dal 34enne Muayad Alayan (al suo secondo lungometraggio di finzione) mette in scena la controversa relazione – per nulla amorosa, appunto – di due amanti che sarebbero anche disposti a “troncare”. Ma, una volta scoperti, devono sottostare non solo alle reazioni dei coniugi, quanto a umiliazioni e ostilità dal “fronte” di appartenenza, disposto a tutto pur di ricavare un “guadagno” da una situazione che può creare grossi problemi al nemico. Il regista riesce con abilità a creare tensione e a mostrare il grado di grottesca assurdità che può acquisire uno scontro tra due popoli, in una lotta in cui della verità interessa a pochi e del destino di due poveri amanti scoperti men che meno. E gran parte del merito va agli attori, in primis i due protagonisti Sivane Kretchner, ottima attrice (e cantante apprezzata), e Adeeb Safadi, che danno credibilità a due ruoli non facili; ma sono bravi anche gli interpreti dei due coniugi (Ishai Golan e Maisa Abd Elhadi) e quelli di contorno, tra cui c’è un piccolo eppure significativo ruolo per l’ottimo Kamel El Basha già vincitore della Coppa Volpi a Venezia per L’insulto.

Ma se è interessante l’evoluzione della storia e il ruolo delle donne (l’avvocato dei diritti umani, la moglie incinta tradita ma anche orgogliosa), e pur apprezzando stile e temi del film, c’è qualcosa di “frenato” che non permette di empatizzare con la vicenda e con i suoi personaggi. Come se l’ansia dimostrativa avesse tolto potenziale a una storia e a un contesto dove basta poco per accendersi: cioè, ci si accende e ci si può anche indignare per come vengono trattati Sarah e Saleem dai rispettivi ambienti. Ma è un fuoco che si spegne in fretta – anche a causa di qualche banalità e scontatezza: è il genere di film in cui alla fine gli uomini sono per forza pessimi e le donne ne escono decisamente meglio – pur in un film complessivamente apprezzabile.

Antonio Autieri