Ritorno in Borgogna

Ritorno in Borgogna

- in ARCHIVIO, CONSIGLIATO, FILM
1245
Commenti disabilitati su Ritorno in Borgogna

Jean ritorna in Borgogna dopo dieci anni a causa della morte del padre e ritrova i rapporti con i fratelli, con la sua famiglia in Australia, con la propria terra e con il proprio vino.

Download PDF

Jean ha girato il mondo ed è andato a vivere in Australia dove si è formato una nuova famiglia. Dopo dieci anni, quando il padre (con cui ha sempre avuto un rapporto conflittuale) sta morendo, torna a casa in Borgogna. In questo ritorno si riunisce con il fratello Jérémie e la sorella Juliette. Rimane in Borgogna un anno: quattro stagioni che si alternano, sulle vigne e sulla terra; in queste quattro stagioni Jean riscopre il legame con la propria terra, con le proprie radici famigliari.
Il racconto del vino al cinema ha un suo fascino, in quanto racconto anche di un legame profondo con la terra (con i suoi frutti e la sua lavorazione, ma anche con la tradizione). In questo film il vino ci viene raccontato da Cédric Klapisch, furbetto regista cittadino, famoso per le sue commedie d’appartamento (L’appartamento spagnolo, Parigi, Rompicapo a New York). In questo film però Klapisch trova (come il suo protagonista) una sincerità narrativa che mancava alla sue opere precedenti (più furbe che autentiche). Il ritmo da agitato rallenta, si adatta al ritmo della vita dei viticoltori, ai ritmi della terra e del lavoro, nei bei paesaggi borgognoni: i giorni della vendemmia hanno un ritmo frenetico e un montaggio da urlo, l’autunno rallenta, l’inverno è statico e nella primavera ci si apre ad una rinascita. Sembra una versione nazional-popolare di Rohmer. Questo rinnovamento del rapporto con la terra è parallelo al rinnovamento del rapporto con la famiglia e la propria storia. Il protagonista riscopre le proprie radici (sia affettive, che lavorative) e solo grazie a questo può nuovamente imparare ad amare la sua compagna e la sua nuova famiglia in Australia. È un discorso interessante raccontato anche con l’artificio retorico dell’alternanza tra presente e flashback del passato, ovvero dell’infanzia (a mostrare un rapporto più puro con la terra e con la famiglia), e poi far coesistere nello stesso spazio-tempo i due piani narrativi.
Non tutto funziona: alcuni personaggi e alcuni passaggi sono più abbozzati che riusciti, il personaggio del fratello Jérémie e il suo rapporto con la moglie e la famiglia della moglie è un po’ una macchietta; e anche la figura della moglie di Jean è tanto indecisa da essere irritante. Nel complesso però il film funziona ed è leggero e piacevole, come un bicchiere di buon vino.

Riccardo Copreni

About the author