RECENSIONE


Tre uomini e una pecora





Scheda

Tre uomini e una pecora  

Tre uomini e una pecora (A Few Best Men)
Australia, Gran Bretagna 2011, 93'
Genere: Demenziale, Commedia
Regia di: Stephan Elliott
Cast principale: Xavier Samuel, Kris Marshall, Kevin Bishop, Olivia Newton-John
Tematiche: matrimonio, borghesia, droga, equivoci
Target: da 16 anni, volgarità
Interessante

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Vanno al matrimonio dell'amico in Australia. Ne combineranno di tutti i colori.


Recensione



Sbronza-movie non disprezzabile, piuttosto volgare ma con alcuni buoni momenti. Lo schema è quello di Una notte da leoni. Quattro amici, un matrimonio, un brutta sbronza e il delirio successivo fatto di equivoci e sonore figuracce tra cui un goffo, immancabile discorso nuziale. Il film procede secondo uno schema consolidato: l'arrivo degli amici cafoni a un ricevimento che raccoglie la buona società australiana, la svolta surreale con la sparizione della pecora del titolo e tanti, più o meno riusciti, equivoci. I buoni momenti si spartiscono tra la verve dei due attori dai ruoli meglio caratterizzati, Tom (il Kris Marshall mattatore di Funeral Party) e il fantozziano Graham (Ken Bishop), a cui capiterà tutto il possibile e le scene surreali con protagonista la pecora. Il resto è meno scoppiettante, principalmente per una minor caratterizzazione dei personaggi. Sono infatti schematici gli altri due ragazzi del quartetto, lo sposo e il “malato d'amore”, così come non tutte le figure di contorno paiono efficaci: se funziona nel suo essere sboccata e controcorrente la sorella della sposa (Rebel Wilson, già vista ne Le amiche della sposa) e se fa simpatia ritrovare Olivia Newton-John (quant’è cambiata dai tempi di Grease…) nei panni autoironici della madre della sposa, altre figure (il senatore, il pusher e il suo compare, il poliziotto) hanno la consistenza di personaggi da barzelletta. La regia di Stephan Elliott (Priscilla, la regina del deserto, The Eye) è meno interessante di altri film. Si ritrova lo stesso tentativo di Un matrimonio all'inglese di farsi beffe delle convenzioni borghesi, ma la confezione del film non è priva di pecche. Cambi di scena troppo bruschi, montaggio non sempre ben calibrato, un ritmo non bilanciato e un'indecisione anche in sede di sceneggiatura se imboccare la strada del non sense o quella più ovvia della risata grassa. L'impressione è che in lingua originale, anche per i giochi linguistici, il film funzioni di più. Con il doppiaggio Tre uomini e una pecora perde certamente freschezza, mentre rimane come elemento principale una comicità grossolana che spesso tracima nel cattivo gusto (una sequenza su tutte: quella della ricerca della droga ingerita dalla pecora). Anche se a tratti con effetti, ammettiamolo, irresistibili

Simone Fortunato





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