Basato su una delle più tragiche e trascurate pagine di storia del secolo scorso, Raccolto amaro racconta la lotta per la sopravvivenza e la libertà di un intero popolo attraverso la storia d’amore di Yuri e Natalka: cresciuti nei prosperosi campi di grano dell’Ucraina zarista sotto l’influsso di leggende e paesaggi idilliaci, i due ragazzi si troveranno presto a sperimentare sulla propria pelle le conseguenze del regime dittatoriale imposto da Stalin tra il 1929 e il 1934. Mentre l’opera di collettivizzazione forzata avanza in tutta la Russia, l’Armata Rossa invade e saccheggia l’Ucraina, scatenando una carestia che si stima abbia causato tra i 7 e i 10 milioni di morti.

Un genocidio in piena regola – riconosciuto come tale dalle autorità russe soltanto dopo la caduta dell’Unione Sovietica (1991) – è ciò che il regista ucraino George Mendeluk riesce a mettere in scena: il film svela sin da subito il suo valore testimoniale, risultando particolarmente efficace nelle terribili sequenze che raccontano le sofferenze d’inedia patite dal popolo ucraino durante la tremenda carestia.  Dopo una prima parte introduttiva la linea narrativa principale s’intreccia infatti a più riprese ad un accuratissimo racconto storico, portato avanti dalla voce fuoricampo del protagonista in modo quasi documentaristico. Ma se il significato storico dell’intero progetto non è messo in discussione, il punto debole dell’opera di Mendeluk risiede proprio nelle sue componenti più propriamente finzionali e nella loro messa in scena; le vicende dei protagonisti (i pur bravissimi Max Irons e Samantha Barks nei panni di Yuri e Natalka, ma anche Terence Stamp e Barry Pepper in quelli del nonno e del padre) vengono infatti presentate con una certa rigidità narrativa, troppo spesso accompagnata da un eccesso di sentimentalismo che non giova alle dinamiche della storia e talvolta affossa la credibilità dei personaggi.

Intere e lunghe sequenze dal contenuto forzatamente retorico ed edificante vorrebbero così omaggiare i saldi valori morali del popolo ucraino e della sua tradizione, risultando invece fuori luogo e ricordando più spesso le dinamiche di uno sceneggiato televisivo. Se la storia d’amore tra i due eroi principali non spicca poi per originalità, degna di nota è l’attenzione dedicata al valore della comunità – e della famiglia – come luogo di riscoperta di un’umanità che sembra perduta nel marasma degli abusi e della violenza.
Nonostante sul piano puramente cinematografico non sia affatto privo di difetti, Raccolto amaro ha il merito di essere comunque un film di contenuto. Si guadagna così un posto nella lista dei film da non trascurare, se non altro per la portata del suo messaggio e il suo innegabile valore divulgativo.

Maria Letizia Cilea