R.I.P.D – Poliziotti dall'aldilà

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Due poliziotti muoiono ma, in attesa del Giudizio, vengono rimandati nel mondo a caccia di anime sfuggite alla giustizia divina.

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Basato sulla graphic novel di Peter M. Lenkov, il film di Robert Schwentke si presenta con tutti gli elementi del buddy movie tradizionale. Due poliziotti agli antipodi: il Nick interpretato da Reynolds è aitante, atletico, metodico; Roy (un gigione Jeff Bridges) è uno sceriffo ottocentesco, un po' sboccato, fuori dagli schemi e molto brusco nei modi. Alla strana coppia viene affidato un difficile caso dal procuratore (la Mary-Louise Parker già vista in Red e Red 2): riportare il maggior numero di anime perdute al Giudizio Divino. Commedia discreta e fracassona girata dal regista di Red con cui condivide un po' la stessa formula: personaggi sopra le righe, ironia diffusa, buoni caratteristi. L'idea di partenza è efficace per quanto non originalissima, quella di un dipartimento di polizia dell'aldilà incaricato di fare nuovamente giustizia sulla terra, e non mancano delle buone intuizioni, tipo quella degli Affari Divini a cui i due protagonisti si devono presentare ma anche diversi momenti già visti. Ma su tutta l'operazione si avverte inevitabilmente l'ombra lunga delle gesta degli uomini in nero di Men in Black con cui è impossibile non fare un paragone. La narrazione scorre in modo gradevole e alcuni momenti, come le gag con protagonisti gli “avatar” ovvero le personalità con cui i due poliziotti si ripresentano sulla terra da vivi, strappano più di una risata. Entrando nel particolare: Rick prenderà le sembianze di un tizio cinese un po' laido, Roy (e qui si ride davvero) quelle di una biondona mozzafiato che non potrà fare un passo senza essere abbordata. Certo, Men in Black è su un altro pianeta e vince il confronto su ogni aspetto: per gli effetti speciali, innovativi e strabilianti e per il carisma della coppia formata da Tommy Lee Jones e Will Smith. In R.I.P.D si gioca più al risparmio: le scene, numerose, dominate da effetti speciali sono il trionfo di una computer grafica già vista ma che dice poco in termini di novità e di spettacolo puro mentre a occupare la scena più che il debole Reynolds o lo sprecato Kevin Bacon è il solito, grande Jeff Bridges perfetto nei panni del cowboy rude e chiacchierone. In definitiva, un intrattenimento discreto, con qualche caduta di stile e di regia (la trasformazione degli umani in mostri, davvero resi in modo banale e poco realistico) ma anche qualche divertente momento da commedia degli equivoci.,Simone Fortunato,

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