Questione di Karma

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Questione di Karma

Un uomo che ha perso il padre da piccolo, crede di trovarlo reincarnato in un incallito truffatore

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Per riprendersi dal suicidio del ricco padre imprenditore, Giacomo si è rifugiato in un mondo tutto suo, dedicandosi alla lettura di libri, alla visione di film giapponesi e allo studio e alla pratica delle più disparate discipline di arti marziali e orientali. Nemmeno il secondo matrimonio della madre con un uomo cinico e opportunista e la nascita della sorella Ginevra sono riusciti a colmare il vuoto che si è creato in lui fin dal giorno in cui ha visto suo padre lanciarsi dalla finestra dello studio di casa. In Giacomo si è fatta sempre più viva e urgente la necessità di trovare una risposta a quel dramma e, in seguito alla lettura dell’ennesimo testo spirituale ed esoterico, si convince che suo padre si è sicuramente reincarnato nella persona di Mario Pitagora, incallito truffatore nullafacente, indebitato con usurai e maltrattato a casa dalla moglie e dai figli che non ne riconoscono il suo ruolo di padre e marito. Dopo le iniziali perplessità di Mario, che non ci mette poi molto a inquadrare la natura un po’ folle e stralunata di Giacomo, il truffaldino non può che approfittare del ricco ragazzone, talmente ingenuo da regalargli ogni due per tre assegni da 5.000 euro che danno un bel po’ di respiro a Pitagora. Nato sotto la stella della truffa, il rapporto tra queste due diverse personalità rivela però pian piano la natura semplice di due esseri umani molto soli e inadeguati all’interno dei due universi opposti in cui si trovano a muovere i passi: difficile per Giacomo farsi accettare da un padre adottivo e una sorellastra che lo considerano solo uno sciocco e vorrebbero svincolarlo quanto prima dalle quote della società; così com’è difficile per Mario ritrovare l’affetto di una moglie che lo considera un fallito e il rispetto di due figli a cui risulta invisibile.

Nel suo secondo film da regista Edoardo Falcone, autore del bellissimo Se Dio vuole, gioca ancora una volta sulla diversità e allo stesso tempo sulla complementarietà di due personaggi dalla natura e dalla visione diametralmente opposta, che però si completano acquisendo reciproca sicurezza grazie al continuo confronto. C’è in Giacomo il desiderio umano di aiutare una persona che diviene ben presto un amico e c’è in Mario il rimorso e il senso di colpa di chi, dopo aver inizialmente goduto dei benefici di questo rapporto, si rende ben presto conto che Giacomo ha bisogno, proprio come lui, dell’affetto sincero di qualcuno che ti ama e apprezza per quello che sei e non per quello che hai. L’opera seconda di Falcone è purtroppo inferiore al suo esordio: la storia è meno originale e curiosa, i personaggi appaiono poco approfonditi e un po’ deboli, la recitazione di De Luigi – in questo ruolo di ingenuo flemmatico che si trascina nel film con lo sguardo visionario di chi si beve qualsiasi cosa – risulta a tratti stancante, la battuta davvero divertente tarda ad arrivare. Ma il film acquista il suo senso più profondo proprio nella relazione tra Giacomo e Mario (un Elio Germano – perfetto nei panni del cialtrone – che si dimostra ottimo anche nel versante della commedia, all’altezza dei gloriosi modelli del passato) e successivamente anche in quella tra Giacomo e Ginevra, l’unica della famiglia a concedere al fratello mai realmente conosciuto un’opportunità. È grazie a loro che il protagonista dice addio alla sua natura fanciullesca per diventare finalmente un uomo più sicuro di sé, pronto a dare un nuovo slancio alla sua vita e ad assumersi le sue responsabilità sia in ambito professionale che sentimentale.

Ancora una volta Falcone propone un tema profondo per suscitare una riflessione su quanto “ciò che abbiamo perso” possa incidere e condizionare il nostro presente. E lo fa utilizzando il genere della commedia, con la stessa leggerezza del primo film, attraverso l’inedito confronto tra due persone che si aprono a un sincero rapporto di amicizia, mettendo da parte pregiudizi e interessi personali e cogliendo l’opportunità di (ri)cominciare a muovere passi nuovi su un sentiero vitale fino ad allora inesplorato.

Marianna Ninni

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