Quello che non so di lei

Quello che non so di lei

- in AL CINEMA, FILM, INTERESSANTE
3091
Commenti disabilitati su Quello che non so di lei

Una scrittrice di successo, in un momento di crisi, viene avvicinata da una fan che entra gradualmente nella sua vita fino a condizionarla pesantemente.

Download PDF

Delphine, una scrittrice di successo, firma autografi e dediche sulle copie di suoi libri a una sfilza di fan adoranti, in una libreria. Lei però è sfiduciata, depressa, in crisi; creativa e personale. E così quando una di questi fan, la giovane Elle le si avvicina con fare suadente e anche sensibile, lei cede alle sue insistenze da stalker cortese (ma non meno invadente). Pian pian entrerà nella sua vita, con modi sempre più decisi: per darle una mano, come assistente di fiducia, a uscire dal suo “blocco” e tornare a scrivere. O per avere qualcosa da lei? Per Delphine, sempre più fragile e in balia di Elle – che scrive anch’essa, ma per altri, come ghost writer – che è entrata nella sua vita (e, letteralmente, nella sua casa), è sempre più difficile capire cosa le stia succedendo.

Non si può dir molto, dei tanti fatti e colpi di scena che si susseguono in quello che è a tutti gli effetti un thriller anche se con i consueti tratti personali e autoriali. Roman Polanski ha riempito la sua sterminata filmografia di personaggi e situazioni ambigue come quella raccontata in Quello che non so di lei, tratto dal romanzo di Delhine DeVigane: un titolo un po’ scontato e meno accattivante di quello originale D’après une histoire vraie (ovvero, “da una storia vera”). Che Elle sia manipolatrice e non racconti la verità, lo spettatore lo intuisce subito. Molto prima della protagonista, provata dal successo e dalla vita (con un marito distante e distratto e figli grandi che non la chiamano mai). E dall’intreccio tra arte e vita, tra fatti raccontati e fatti reali che si dipana parte la vicenda (e sembra derivare l’interesse morboso di Elle per la scrittrice), con quel romanzo che racconta fatti privati della sua famiglia che le procura l’attenzione del pubblico per la sua “sincerità” ma anche accuse e perfino lettere anonime.

Il problema è quando il meccanismo, condotto brillantemente con i toni dei suoi classici mistery esistenziali cupi e angoscianti (vengono in mente per esempio L’inquilino del terzo piano o Rosemary’s Baby), lascia il posto, nell’ultima parte ambientata in una casa di campagna, a un thriller classico, con le convenzioni e anche i cliché del genere. Niente di male, ma da un autore come Polanski ci si aspetta sempre di più. Qui abbiamo due grandi attrici come Emmanuelle Seigner (moglie del regista da trent’anni) ed Eva Green, capaci di rendere credibile un gioco a due intrigante e minaccioso al tempo stesso. Ma la struttura, così affascinante nella prima parte che lascia aperte molte riflessioni efficaci sulla letteratura  – quanto incidono gli eventi vissuti su quanto si racconta – e sui rapporti di dipendenza tra persone (viene in mente anche Sils Maria di Olivier Assayas, qui coinvolto nella sceneggiatura), disperde le tante premesse e promesse iniziali in un finale abbastanza dimenticabile, per un film che rimane comunque impresso appunto per le due interpreti ma che ha anche le caratteristiche inconfondibili dell’opera minore. Nonostante la grande e indiscussa qualità formale – ancora una volta – dell’opera di Polanski.

Antonio Autieri

About the author

Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...