Quartet

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Tre grandi cantanti in pensione ritrovano una compagna del loro leggendario quartetto, tra nostalgie e tensioni rinnovate.

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In una casa di riposo per musicisti e cantanti, si prepara l’annuale spettacolo di raccolta fondi che cade in coincidenza con l’anniversario della nascita di Giuseppe Verdi. Beecham House, immersa nella campagna inglese, è il ritrovo di uomini e donne ormai in là negli anni che hanno ancora una grande passione per la vita e per la musica, pur talvolta messe in crisi da acciacchi e dolori, malinconie e angosce per il tempo che passa e gli amici che se ne vanno per sempre. Oltre tutto, la casa è in declino e rischia la chiusura: il gala dovrà essere davvero speciale, per attirare pubblico pagante munifico e generoso ed evitare con le offerte la chiusura.,Tra artisti più o meno dotati, e un direttore che perde un po’ troppo spesso la pazienza e la memoria, ci sono l’elegante Reggie, il dongiovanni Wilf e la dolce e svampita Cissy che si preparano ad allietare con le loro voci il pubblico, quando arriva alla casa, controvoglia, una grande star: Jean Horton, che componeva con loro un quartetto leggendario (con un ricco curriculum di opere nei più grandi teatri del mondo) prima di scegliere la carriera da solista. Soprattutto, Jean è l’ex moglie di Reggie, ancora in collera con lei per come lo tradì e abbandonò. Lo spettacolo riunirà chi si era diviso per un Rigoletto indimenticabile?,Dustin Hoffman esordisce alla regia a 75 anni con un film, tratto dall’omonima pièce di Ronald Harwood (alle origini della storia c’è la gloriosa e milanese casa di riposo per musicisti intitolata proprio a Verdi, scoperta da Harwood trent’anni fa), che ha vari pregi. Innanzi tutto, l’attore americano – amante dell’opera italiana – non si inserisce nel cast di un film che è invece totalmente britannico, per produzione, location e attori. Poi, da grande attore, dà spazio e briglie sciolte a un gruppo di interpreti davvero di classe, su cui spicca la grande Maggie Smith (ma si fanno apprezzare tra gli altri anche Tom Courtenay e Billy Connolly), ben serviti da dialoghi brillanti. Infine, si limita a filmare una storia senza inutili vezzi: un atteggiamento che gli aliena le simpatie di chi pretende dai registi solo virtuosismi e “punti di vista”, ma può far avvicinare il film a chi cerca solida narrazione. Soprattutto in un pubblico in là con gli anni, che è forse il vero limite di un film classico e certo un po’ prevedibile. Anche se c’è almeno una scena che spiazza e che si fa ricordare: quando, durante una lezione a un gruppo di giovani annoiati, Reggie fa un interessante parallelo tra l’opera e il rap: entrambe le forme musicali, se sincere, hanno il pregio di dar voce ai sentimenti umani.,Inoltre, pur senza squarci particolarmente innovativi, il modo di mostrare la vita degli anziani, la loro voglia di vivere e le loro malinconie è convincente. E anche il tema degli errori del passato e della possibilità di ripartire risulta intonato. Senza parlare del fascino che trapela per la grande musica, per arie un tempo popolarissime e oggi rivolte solo a un pubblico di intenditori e appassionati. Musica italiana: un motivo di orgoglio per chi vedrà questo film simpatico e aggraziato, gentile e rispettoso. E attenzione ai titoli di coda, grazie ai quali scopriamo che nelle pieghe del cast, in tanti ruoli minori, si nascondono grandi musicisti e cantanti del passato, mostrati come erano allora: un omaggio a persone che hanno dedicato alla vita all’arte, e ormai lontani dalla ribalta.,Antonio Autieri

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