Il professore cambia scuola

Il professore cambia scuola

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François Foucault, docente di lettere in un prestigioso liceo del centro di Parigi, accetta il trasferimento in un problematico istituto di periferia…

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François Foucault (Denis Podalydès, attore della scuola della Comédie-Française) è un single, docente cinquantenne dell’Henri IV di Parigi, considerato uno dei licei più esigenti di Francia, dove insegna francese, greco e latino. È severissimo, e quando restituisce i compiti in classe non manca di accompagnare le sue risicate valutazioni con commenti sferzanti sugli studenti. Ma un giorno, in una libreria dove viene presentato un libro del padre famoso filosofo, attacca discorso con una bella sconosciuta, lasciandosi andare a sarcastici giudizi  sulla situazione delle scuole di periferia. Ma la sconosciuta si rivela essere una dirigente del Ministero dell’Educazione e Foucault si troverà di colpo catapultato in uno degli istituti statali più disagiati della banlieue, per scoprire da subito che i metodi di insegnamento che utilizzava in una classe di adolescenti motivati ​​e attenti sono completamente da rivedere di fronte a un gruppo di alunni “svantaggiati”. Dal primo giorno, la sua attenzione si poserà forzatamente su Seydou, classico studente “a rischio”, emarginato anche in una classe di ragazzi difficili, e dovrà decidere se lasciare le cose nell’indifferenza e nell’applicazione ottusa delle norme disciplinari, come la gran parte dei suoi colleghi, o farsi carico delle esigenze dei ragazzi, e soprattutto di Seydou.

Il regista Olivier Ayache-Vidal cerca di concentrarsi sul ruolo dell’adulto nella scuola e sui metodi di insegnamento per studenti che vivono in un mondo che cambia velocemente, e in una nazione che fanno fatica a riconoscere come loro fino in fondo. Foucault è ammirevole nel mostrare la sua passione per i classici e nel trovare spunti per collegarli all’esperienza dei ragazzi, per renderli vivi e presenti anche a loro, e il giovane Seydou mostra una vulnerabilità vincente che lo rende credibile anche allo spettatore (pure se insegnante…), anche grazie alla prova del giovanissimo Abdoulaye Diallo che lo interpreta.

Mentre si concentra sulla relazione tra François e Seydou (che tra i tanti problemi ha quelli di cuore: innamorato non ricambiato di una compagna di classe), il regista ne approfitta per sollevare giuste osservazioni sul sistema educativo statale francese: mostra simpatia per gli insegnanti oberati di lavoro che non hanno il sostegno non solo delle autorità educative ma spesso anche dei genitori degli alunni, ma non si tira indietro nel criticare il menefreghismo di tanti, o metodi di punizione inappropriati e controproducenti, che possono escludere definitivamente un ragazzo dal percorso scolastico.

Il professore cambia scuola non è una novità rispetto ad altri film (anche francesi) sulla figura dell’insegnante, ma è interessante come (anche inconsapevolmente) rimarchi come non ci possa essere istruzione senza una vera educazione, ossia un rapporto con qualcuno che ti aiuti a scoprire l’inaspettato e a giudicare la realtà. E nel mostrare due persone diversissime tra loro (alle estremità opposte dello spettro sociale e accademico) che si trovano di colpo insieme e imparano qualcosa di nuovo da questa inaspettata esperienza, merita di essere valorizzato. Senza contare il brio con cui conduce a questi esiti questa bella e semplice commedia, ben distante dal tono un po’ pedante – anche se nobile – di molte proposte analoghe del cinema ”serio”.

Beppe Musicco