Prendimi!

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Ogni anno, per un mese, cinque amici si ritrovano a rifare il gioco che li unisce da quando erano ragazzi. Con grande competitività ed esiti a volte catastrofici…

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Hanno iniziato da ragazzini, negli anni 80. E non hanno più smesso: cinque uomini – alcuni “riusciti” nella vita e altri no – continuano a giocare da decenni a “prendimi” (la versione americana del nostro, immortale, “ce l’hai”). Per un mese all’anno, a maggio, sospendono tutto e si “acchiappano” con ogni mezzo, e alla fine del mese uno rimane “toccato” e sconfitto: perché quando uno ti dice “tocca a te” e non puoi rimediare, è come una sventura che non si può cancellare (almeno per un anno). Tra loro cinque, Jerry non ha mai perso ed è sempre sfuggito agli amici-rivali. Ora si sposa e, pare, si voglia ritirare da questa infantile attività. Ma gli altri quattro, fomentati da Hoagie, non sono d’accordo: farebbero di tutto per vederlo finalmente sconfitto… Si fermeranno almeno davanti alla cerimonia nuziale? Ma gli sposi, “giocheranno” pulito almeno loro?

La storia più assurda dell’anno è, ovviamente, una storia vera… Ispirandosi a un articolo che raccontava le “gesta” di un gruppo di amici dedito alla strampalata tradizione-gioco (e nei titoli di coda scopriremo che nella realtà erano dieci, tra cui un prete, e che davvero hanno fatto di tutto – compresi i travestimenti da anziana mendicante – pur di vincere…), Jeff Tomsic mette in scena un gruppo di adulti/bambini molto caratterizzati in una commedia che da un lato ha un tono sopra le righe alla Notte da leoni (con, ahinoi, annesse alcune inutili volgarità), suggestione agevolata dalla presenza del comico Ed Helms nel cast; dall’altro ha momenti e sequenze scatenate e a tratti irresistibili. E fanno davvero simpatia questi cinque amici, più due donne ammesse in extremis al loro gioco maschile, che si inseguono come ragazzini. Come dice la giornalista di un noto quotidiano economico, trascinata suo malgrado nella folle avventura (e curiosa di capire fino a che punto si possano spingere questi strani amici), il gioco ha unito i cinque personaggi. E li ha tenuti giovani, perché come si ripetono: «Non smetti di giocare perché invecchi, invecchi perché smetti di giocare».

E se più d’uno troverà il film legittimamente una sciocchezzuola, chi sta al gioco – perché di questo, appunto, si tratta – può anche trovare da divertirsi. Anche perché vedere il bravo e in genere serio (anche in blockbuster come Avengers) Jeremy Renner in una commedia demenziale vale il biglietto. Ma tutto il cast (compresa Isla Fisher nei panni della terribile e sguaiata moglie di Hoagie super competitiva) funziona bene. E quando il finale rischierebbe il patetismo, ecco una travolgente sequenza ospedaliera che fa tornare come bambini. I personaggi ma, se appunto stanno al gioco, anche gli spettatori.

Antonio Autieri

 

 

 

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...