Poveri ma ricchi

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Poveri ma ricchi Warner Sentieri

I Tucci vivono a Torresecca, nel Lazio. Una vincita di 100 milioni cambia loro la vita. Ora possono andare a Milano a fare i ricchi…

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Fausto Brizzi è un “veterano” delle commedie natalizie. Già nel 2013 aveva realizzato Indovina chi viene a Natale ma soprattutto, come sceneggiatore, ha scritto film di successo come Natale sul Nilo e Natale a Miami, per citare alcuni dei più celebri cinepanettoni. Con Poveri ma ricchi Brizzi ha realizzato la decima regia e portato in Italia un film di successo francese, Les Tuche. Protagonista, appunto, la famiglia Tucci che vive a Torresecca, paesino laziale sulla Prenestina. Danilo (Christian De Sica) è il padre che lavora in un caseificio e sogna la Formula Uno; Loredana (Lucia Ocone) è la madre e fa la casalinga; la figlia Tamara fa la cassiera al supermercato; Marcello (Enrico Brignano), lo zio, è un perito agrario disoccupato; Nicoletta (Anna Mazzamauro) è la nonna con un debole per le soap e per Gabriel Garko. Completa la famiglia il piccolo ma brillante Kevi (senza “n”), l’unico che vive per studiare.  La vita dei Tucci va avanti con pochi soldi e una passione sfrenata per i fritti e i supplì su ci si avventano con una voracità smisurata. Ma una vincita di 100 milioni al Lotto li fa svoltare. Per sfuggire all’invidia dei concittadini e alla morbosità delle tv e dei giornali, decidono di scappare a Milano dove, finalmente, potranno incontrare i veri ricchi e imitarli. Ma non è oro tutto quello che luccica…

Come detto all’inizio, Poveri ma ricchi è la trasposizione italiana di un successo francese. Una strada ormai consueta, che garantisce una certa solidità narrativa. E pur non potendo confrontarlo con l’originale (mai uscito in Italia), quello diretto da Brizzi – che lo ha sceneggiato insieme all’amico Mario Martani – è un film solido e divertente che mette in evidenza la bravura di Christian De Sica, un veterano del genere; ma soprattutto rivela al grande pubblico Enrico Brignano che, a nostro avviso, dà un tocco in più in chiave comica. Brava Lucia Ocone e bravo Brizzi a riproporre Anna Mazzamauro (mitica signorina Silvani della saga di Fantozzi) che impersona la figura di nonna sorprendente e decisamente sopra le righe.

Il film segue comunque binari un po’prevedibili in cui la morale finale è che si possono anche avere i soldi ma l’importante è che la ricchezza non faccia smarrire la propria identità e genuinità. Giusto seguire i propri sogni, ma senza smarrirsi, come capita a Danilo. Certo, i Tucci sono un po’ grezzi ma sinceri e a loro va la simpatia di Brizzi; al contrario dei milanesi, tutti con la puzza sotto il naso, ricchi e un po’ vuoti. Un’immagine stereotipata, forse troppo, come se a Milano fossimo tutti ricchi e abitassimo tutti in piazza Gae Aulenti, e che è un po’ il limite del film, insieme a qualche parolaccia che poteva essere evitata (un po’ di misura, in questo senso, non guasterebbe). Il film, però scorre bene e garantisce momenti di risate assicurate. Anche grazie ad alcuni camei come quelli di Bebo Storti (chef un po’ leghista) e Giobbe Covatta (un prete che i 100 milioni li avrebbe voluti vincere lui). Ma il personaggio più bello, a nostro avviso, è quello di Ubaldo Pantani, maggiordomo che per i Tucci diventa più di un amico.

Stefano Radice

 

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