Poltergeist

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Meglio evitare

Una famiglia in ristrettezze economiche si trasferisce in una villa infestata da presenze demoniache.

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Poltergeist (ID.)
USA 2015 – 93’
Genere: Horror
Regia di: Gil Kenan

Cast principale: Sam Rockwell, Rosemarie DeWitt, Jared Harris, Jane Adams, Saxon Sharbino, Nicholas Braun

Tematiche: paranormale, morte, casa infestata
Target: da 14 anni

Una famiglia in ristrettezze economiche si trasferisce in una villa infestata da presenze demoniache.

Recensione

Cominciamo pure col dire che non si sentiva il bisogno di un remake di Poltergeist (1982). Il film di Tobe Hooper (e di Spielberg, che lo ha scritto e prodotto) resta ancora oggi un caposaldo del genere horror, quasi per nulla logorato dal passare del tempo, anzi, circondato da un’aura di leggenda. Ma la prospettiva di fare soldi facili appoggiandosi a un titolo così conosciuto e amato dev’essere stata troppo allettante per il produttore Sam Raimi, memore del successo ottenuto qualche anno fa col remake di un altro celebre horror degli anni Ottanta, il suo La casa (1981).
Tralasciando comunque la discutibilità dell’operazione “remake-di-un-cult”, il film di Gil Kenan (Monster House, 2006) è debole di per sé, privo di elementi di novità rilevanti, oltre che di una chiara consapevolezza tematica. La costruzione della tensione viene continuamente annientata da una sceneggiatura e una regia che paiono ignorarne quasi completamente le regole basilari, e anche la fotografia risulta spesso inadeguata. Terribili (oltre che fuori luogo) gli effetti speciali nella parte finale. Le uniche idee vagamente interessanti (l’albero, il clown, la tv) a livello di scrittura provengono dal film originale, ma estrapolate dal contesto perdono di senso ed efficacia.
I personaggi sono quasi tutti insopportabili, a partire dalla coppia improbabile Sam Rockwell/Rosemarie DeWitt, alle prese con dialoghi irrealistici o banali. È tutto sommato condivisibile soltanto la scelta di non replicare la sensitiva nana Zelda Rubinstein del film del 1982, figura unica nel suo genere: a sostituirla Jared Harris nella parte di un “acchiappafantasmi” televisivo, personaggio comunque inconsistente, nonostante la bravura dell’attore.
Il tentativo di attualizzazione della storia si limita al ripetuto inserimento di elementi “tecnologici” quali tablet, videogiochi, smartphone, tv a schermo piatto, ecc… oltre che a spunti come il licenziamento del padre (se lo si vuole prendere come riferimento alla crisi economica), e il già citato Harris protagonista di un reality show; ma si tratta solo di pochi dettagli di cornice, che non aggiungono nulla alla sostanza del film. Manca, in ultima istanza, un vero legame tra l’elemento paranormale e la realtà sociale che va a intaccare, legame invece acutamente risolto da Spielberg nella sceneggiatura originale.

Maria Triberti