Piuma

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Due fidanzati diciottenni scoprono di aspettare un bambino. Cosa fare, se tutti ti danno dell’irresponsabile?

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Piuma è la figlia che aspettano Ferruccio e Caterina, alias Ferro e Cate, due maturandi circondati da adulti che cercano di spaventarli: non vorrete mica rovinarvi la vita con un figlio alla vostra età? Loro vorrebbero vivere con leggerezza questa scelta – ed è per questo che vorrebbero chiamarla Piuma, perché vorrebbero che anche la loro bimba vivesse leggera sulle ansie del mondo – ma non è così facile. Lei, con la testa sulle spalle (inizia anche a lavorare), ha un padre dalla vita precaria su tutti i punti di vista (donne, lavori, idee “geniali”) e sembra un eterno bambino, incapace di prendere le sue responsabilità. Ferro invece, con due genitori che sembrano ben più quadrati e razionali (che però non sanno consigliare altro che “disfarsi” del problema), è un ragazzino che pensa solo a scherzare e divertirsi e non sembra pronto a fare il padre. Tra parenti esagitati, badanti eccentriche e provocanti, amici che hanno altri problemi rispetto a Ferro e Cate (la vacanza post maturità, il fumo, le conquiste dell’estate), litigate e incidenti vari, e con mille problemi pratici, che speranze ci possono essere per loro e per quella bimba dal nome improbabile?

Il terzo film di Roan Johnson, regista italianissimo a dispetto del nome che si è fatto notare già con i precedenti film (I primi della lista, Fino a qui tutto bene) per capacità di rappresentare con freschezza i giovani grazie a dialoghi spigliati e brillanti anche trattando di argomenti seri, alla Mostra di Venezia 2016 ha irritato molti critici. E questa commedia, sorta di Juno all’italiana – non così bello, però – non è esente da difetti; e sicuramente la collocazione nel concorso di un festival così prestigioso non lo ha aiutato. La struttura è un po’ confusa, qualche scena risulta inutile e fastidiosa nell’essere programmaticamente sopra le righe, mentre l’eccesso di “romanesco” nel linguaggio può irritare qualche spettatore non ben disposto. Eppure Johnson riesce a porre, a tratti anche poeticamente, un tema importante e lo fa nell’ambito di un film apparentemente solo divertente, che regala parecchi momenti di ilarità (anche se non sempre finissima) grazie a tempi comici perfetti e attori intonati. Questa coppia, infatti, che teme di non avere altre occasioni (lei ha già abortito una volta e le è stato detto che potrebbe non avere più figli in futuro), sarà pure sventata, immatura, incerta sul futuro. Ma paradossalmente sono proprio Ferro e Cate la miglior dimostrazione che la vita permette a tutti di cimentarsi con il proprio cuore e i propri desideri. E se la si asseconda, quello che per altri è una sventura può diventare una benedizione che regala un coraggio inaspettato, e intuire che «quando l’acqua sale, la barca fa altrettanto». Quel coraggio che magari i genitori protettivi con i loro “piccoli” o i trentenni e quarantenni spaventati dal diventare a loro volta padri e madri hanno dimenticato dove sta.

Antonio Autieri

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...