Piccoli brividi

Piccoli brividi

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Per colpa di due ragazzini, i mostri di una celebre serie di libri horror prendono vita, terrorizzando la città.

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Insospettito dagli atteggiamenti scontrosi del suo nuovo vicino di casa, il signor Shivers, una sera l’adolescente Zach si intrufola di nascosto in casa sua. Qui trova una libreria con tutti i volumi originali della serie horror per ragazzi “Piccoli Brividi” e, per curiosità, ne apre uno… Non l’avesse mai fatto: dalle pagine aperte si sprigiona un vortice e il mostruoso protagonista della storia si materializza nella stanza. Si scopre così il motivo della misantropia del signor Shivers: egli è in realtà l’autore di “Piccoli Brividi”, R. L. Stine, che evita che chiunque si avvicini alla sua abitazione da quando ha scoperto che le creature da lui inventate sono in grado di uscire dai libri. I veri problemi arrivano quando tutti i mostri di Stine riescono a liberarsi…
Alzi la mano chi era bambino negli anni Novanta e in quegli anni ha letto almeno un volume dei “Piccoli Brividi”, o visto almeno un episodio della serie tv che ne è stata tratta. Per quanto si possa discuterne la qualità artistica, indubbiamente la serie di R. L. Stine, con i suoi 500 milioni di copie vendute in tutto il mondo, è stata (ed è tuttora, perché ancora va avanti) un vero fenomeno letterario. Titoli come Il campeggio degli orrori, Un barattolo mostruoso, 1, 2, 3… invisibile! hanno entusiasmato moltissimi bambini, diventando oggetto di animate conversazioni tra i banchi di scuola durante il giorno, e motivo di insonnia durante la notte.
Con un’intuizione originale, gli sceneggiatori non realizzano qui il semplice adattamento di un volume della serie, bensì includono (almeno idealmente) tutti i numeri di “Piccoli Brividi” in un’unica pellicola, con protagonista proprio lui, R. L. Stine in persona. È proprio in quest’idea di base che il film risulta vincente; un’idea che accresce le possibilità di intrattenimento sul piano horror e allo stesso tempo già contiene in sé quella vena umoristica che è caratteristica fondamentale dello stile di Stine. Pensato giustamente a misura di bambino (età scolare), il film di Rob Letterman intrattiene anche gli adulti, grazie a un buon ritmo (a esclusione dell’inizio troppo lungo) e a un tono che ricorda molto alcune pellicole horror/fantasy per ragazzi degli anni Ottanta (Gremlins, Explorers, Ragazzi perduti, Ammazzavampiri).
Della componente comica si fa carico soprattutto Jack Black, nella sua interpretazione fantasiosa dello scrittore: sebbene il film si fondi su una comicità per lo più situazionale o di dialoghi, è la fisicità indomabile dell’attore a regalare i momenti migliori, compensando inoltre uno sviluppo narrativo non sempre originale. L’azzeccato antagonista principale di Stine/Black è il pupazzo parlante Slappy, uno dei personaggi più celebri di “Piccoli Brividi”, che in questa storia assume il ruolo di leader dell’armata di mostri.
Rispetto al conflitto tra lo scrittore e Slappy, risulta meno riuscita la trattazione di spunti “drammatici”, come ad esempio tutto ciò che riguarda la situazione familiare di Zach. D’altronde il film si fa ricordare non certo per il dramma, ma per la capacità di intrattenere con una storia singolare senza ricorrere a eccessi o volgarità. Visione consigliata a bambini e ragazzi amanti di mostri & affini, ma anche a tutti i “meno giovani” che hanno voglia di divertirsi per un’ora e mezza con una commedia d’avventura senza troppe pretese.

Maria Triberti

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