Perfetti sconosciuti

Perfetti sconosciuti

- in AL CINEMA, CONSIGLIATO, FILM
12335
0
Consigliato

Sette amici a cena, come tante altre volte, iniziano un gioco pericoloso: condividere tutto quanto passa dai loro telefoni

Download PDF

Recensione

Lo spunto di partenza è una frase di Gabriel Garcia Marquez: «Ognuno di noi ha una vita pubblica, una privata e una segreta». Se a questo aggiungiamo che privato e segreti sono spesso affidati a mezzi tecnologici spesso alla portata di chi non si vorrebbe, i rischi sono notevoli. È quanto verificano di persona sette amici di vecchia data tranne una, Bianca (Alba Rohrwacher), che è entrata di recente nella cerchia per aver sposato Cosimo (Edoardo Leo); e che è infatti ancora un po’ a disagio in quel gruppo. Specie con Eva (Kasia Smutniak), psicologa dal carattere tosto e un po’ snob, la padrona di casa della cena; del suo carattere fanno le spese la figlia adolescente, con cui è ai ferri corti, ma anche il marito Rocco (Marco Giallini), chirurgo plastico di estrazione sociale inferiore rispetto alla moglie. C’è poi la coppia formata da Carlotta (Anna Foglietta) e Lele (Valerio Mastandrea), che dopo dieci anni di matrimonio e due figli sembra decisamente in crisi. Infine Peppe, divorziato e insegnante disoccupato, che a quella cena dovrebbe portare la neo fidanzata Lucilla: c’è fibrillazione per conoscerla, ma lei è ammalata e quindi lui è lì da solo, nella delusione generale… È comunque sempre bello per loro stare a cena insieme: sono affiatati e si conoscono alla perfezione. Ma è davvero così? Non ci sono segreti tra loro? Sulla scia di quanto successo a un’altra coppia che faceva parte del loro giro – che si è sfasciata a causa del tradimento del marito scoperto per colpa di un sms letto dalla moglie – la padrona di casa propone un gioco: mettere i telefoni sul tavolo per tutta la durata della cena e verificare insieme tutto quello che arriva sui rispettivi smartphone. Telefonate, messaggi, foto, video, in tutti i modi possibili: sms, mail, messaggi via whatsapp o sui social network: tutto ascoltato in viva voce, letto, visto da tutti, magari tra un app e un selfie… Alla proposta segue prima l’imbarazzo, poi la resistenza di alcuni, infine la spavalda sicurezza di non temere nulla. Ma il crudele gioco, alla faccia della privacy e con tutti i rischi di fraintendere anche ciò che è innocente, alla fine prende il via. E sarà una serata piena di tensioni, colpi bassi, segreti smascherati, colpi di scena, bluff per mettere in crisi gli altri e maschere che cadono inopinatamente….
I punti forti della commedia di Paolo Genovese sono molteplici. Innanzi tutto una buona sceneggiatura, che a un’idea finalmente originale unisce uno svolgimento credibile – a parte qualche snodo marginale – nella sequenza dei fatti e nella descrizione dei personaggi (terribili ma anche fragili), oltre a dialoghi molto brillanti che lasciano il segno; senza contare un colpo di scena finale che elimina i rischi dello svaporare del tutto in una “chiusa” senza sapore. Ma anche un ritmo di regia pimpante e senza momenti morti, frutto di una preparazione da teatro e calibratura dei tempi quasi matematica. Infine, ma sarebbe il primo punto da citare, un notevole gruppo di attori, tra i migliori del cinema italiano: Battiston fa sembrare “facili” i suoi personaggi ma è invece sempre raffinato ed elegante nella sua massa corpulenta (divertentissima la sua strategia per perdere peso…), mix di goffaggine e fragilità; Mastandrea, sempre tesissimo, è perfetto nella parte dell’uomo sul punto di esplodere; come pure Leo in quella dell’uomo scaltro e superficiale a un tempo, Kasia Smutniak nei panni della donna nervosa e complicata, Alba Rohrwacher – che finalmente torna in una commedia, per quanto “tosta” – nelle vesti della neo sposa innamorata e ingenua. Forse solo Anna Foglietta ha un personaggio che funziona meno bene, con qualche magagna troppo “scritta” per risultare credibile, anche se la brava attrice lo riscatta in parte. Mentre Marco Giallini è come sempre grande, nel ruolo del marito che ha imparato a fare un passo indietro per disinnescare le tensioni di coppia.
Non tutto convince in quella che passa da una Cena tra amici (e non si può non pensare all’omonimo film francese e al suo remake Il nome del figlio, come pure al recente Dobbiamo parlare di Sergio Rubini; anche se il modello del nuovo cinema claustrofobico è sicuramente Carnage di Roman Polanski) a uno scontro tutti contro tutti, in cui è difficile salvare le penne, tra recriminazioni, accuse, giudizi sull’amore e sui figli (che magari “si fanno” solo per “completare la coppia” o per la “paura di invecchiare”). Alcune rivelazioni e sfoghi, sul finale, sembrano infatti far temere una sbracatura del film, che diverte spesso – alcune battute sono indimenticabili, come una che chiama in causa il famigerato T9 per giustificare una strana frase arrivata su un cellulare… – e inquieta altrettanto per il cinismo e l’incapacità di rapporti (tra coniugi e tra amici, ma anche con i figli) di tanti adulti. Soprattutto, un’ultima inconsapevolezza dei personaggi, e forse dei loro autori (ben cinque gli sceneggiatori, Genovese compreso), sulla natura umana non permette di arrivare nemmeno a una vera, profonda, legittima disperazione, ma soffoca il tutto in una rissa di delusioni e sentimenti traditi, come se in fondo la causa di tutto fosse la disonestà dei singoli (o, peggio, la pervasività dei mezzi tecnologici). Ma è bello, per quanto amarissimo, il finale a effetto che sembra rimettere tutto a posto ma solo per finta. Facendo intuire che forse qualcuno fingeva di non sapere quello che aveva già capito, e che certi segreti sono tali solo per chi non sa aprire gli occhi davanti alla persona che ha di fronte.

Antonio Autieri

About the author

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *