Per amor vostro

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Una donna sposata un uomo violento e dai loschi traffici, sopporta tutto per i figli. Finché inizia a decidere di voler essere libera.

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Per amor vostro (id.)
Italia 2015 – 109’
Genere: Drammatico
Regia di: Giuseppe M. Gaudino
Cast principale: Valeria Golino, Adriano Giannini, Massimiliano Gallo, Salvatore Cantalupo, Rosaria De Cicco, Elisabetta Mirra, Daria D’Isanto, Edoardo Crò
Tematiche: famiglia, amore, violenza
Target: da 16 anni

Una donna sposata un uomo violento e dai loschi traffici, sopporta tutto per i figli. Finché inizia a decidere di voler essere libera.

Recensione

Una storia moderna e antica, attuale e universale. La storia di Anna, una donna napoletana che vive in una realtà grigia, in bianco e nero (come lo è il film), avendo soffocato i sogni dell’infanzia per la violenza e la prevaricazione che le stanno attorno. Fin da piccola, quando coraggiosa e sfrontata si prese su di sé una colpa di un fratello maggiorenne per non farlo andare in carcere, e così si fece alcuni anni in riformatorio. Poi, da grande, quando l’amore e il matrimonio con un cantante melodico finito in disgrazia diventa un inferno in cui l’unica strategia possibile diventa sopportare e chiudere gli occhi. Per amore dei tre figli, due ragazze e un ragazzo sordomuto oggetto dell’ira paterna, e anche per la comodità di fare una vita tranquilla anche con i soldi sporchi dei traffici del marito. Che d’altra parte non ama più la moglie, ma si guarda bene dall’andarsene via di casa. Ma quando ormai è rassegnata a considerarsi una nullità, una “cosa da niente”, le attenzioni di un attore nello studio tv dove ha appena ottenuto un lavoro stabile (mostra i cartelli delle battute agli interpreti di una soap opera) la sbloccano e le fanno sognare un futuro diverso. Ma lei è una donna “capasciacqua”, una testa vuota: il destino le può riservare qualcosa di buono?
Dopo tanti documentari, Giuseppe M. Gaudino dirige il suo secondo lungometraggio di finzione dopo Giro di lune tra terra e mare del 1997: tipici film da festival, entrambi entrati a sorpresa in concorso a Venezia perché comunque alieni anche rispetto ai soliti film italiani in gara alla Mostra, entrambi film di nicchia per pochi spettatori curiosi e fortemente a rischio se presentati in contesti “normali”, con spettatori che si aspettano un film che mette in mostra i temi e gli avvenimenti accennati in maniera lineare. Cosa che qui non avviene. Eppure, nonostante risulti un po’ meccanico il mix tra bianco e nero, per la realtà, e colore per sogni e incubi, e l’innesto di canzoni che a mo’ di ballata da cantastorie raccontano la sua triste storia, e altri aspetti formali certo non accondiscendenti, il film risulta intrigante e sincero. Merito in particolare di una Valeria Golino – oggi la miglior attrice italiana, a nostro parere – e della sua interpretazione emozionante e piena di sfumature, capace di rappresentare rabbie, sentimenti e paure come poche. La sua Anna passa dalla difficile realtà (oltre al marito, è alle prese con i genitori anziani e un fratello indolente che non la aiuta con loro) all’amore viscerale per i figli e alla passione per la musica (divertenti i siparietti a base di canzoni e parodie tv del Quartetto Cetra), dall’innamoramento impossibile per un attore smaliziato allo sprofondare in momenti di turbamento che la avvolgono come un film dell’orrore.
È un film più interessante che bello, Per amor vostro, che richiede una disposizione curiosa e aperta a uno stile particolare e a tratti respingente, fin dai titoli di testa un po’ kitsch che sembrano ricordare un girone infernale, o a tanti quadretti iconici che trasformano Anna in una santa laica. Ma la qualità artistica dell’opera è indiscussa, grazie alla Golino e agli altri attori (una citazione per il simpatico “gaglioffo” Adriano Giannini e per Massimiliano Gallo, sempre nei panni congeniali del “cattivo”) e anche a una fotografia che rende il bianco e nero incisivo) e alla capacità di calare la storia in una Napoli magica e barocca, rappresentata nei suoi tratti conosciuti e nei suoi angoli e umori più nascosti. Peccato per l’accumulo dei finali, che smorzano l’ultimo, il più significativo. Ma, con tutti i suoi difetti, il film di Gaudino è più vitale e originale di tanti altri che aspirano allo stesso risultato. Soprattutto, lo è in maniera onesta e “verace”: il regista non bara e non finge, è questo il suo tipo di film. Prendere o lasciare. Ma chi prende, potrebbe non pentirsene.

Antonio Autieri