Pepe Mujica – Una vita suprema

Pepe Mujica – Una vita suprema

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La vita, la politica, l’amore di Pepe Mujica, il quarantesimo presidente dell’Uruguay

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Una vita suprema. Una vita reale. Una vita con un solo rimpianto, quello di non avere avuto figli. Pepe Mujica, il 40° presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015, è un uomo speciale. Che ha dedicato anima e corpo a un’idea, quella di costruire un mondo migliore, a misura di tutti. Dove le persone potessero sentirsi in un Paese che li accoglieva veramente, dove la natura è un miracolo al quale non ci dobbiamo abituare, dove gli ultimi non sono così ultimi. E pagando le sue posizioni a caro prezzo, con 12 anni di prigione sotto il regime militare che controllava il suo Paese, dal 1973 al 1985 insieme ad altri due compagni come raccontato dal recente film Una notte di 12 anni.

Emir Kusturica, il regista serbo amato nel mondo per i suoi film (forse i più indimenticabili sono Underground e Gatto nero, gatto bianco), ha dedicato un documentario a Pepe Mujica ed è stato l’unico regista al quale l’ex presidente uruguaiano si è concesso con semplicità. Non perché Pepe sia altezzoso o diffidente, ma perché Kusturica è un regista di quelli che non obbediscono alle regole di un certo cinema popolare ma di quel cinema, modello culturale, al servizio delle idee e non del consumo. E poi perché Kusturica riesce a far emergere, in più riprese, l’amore di Pepe, anche in mezzo alla povertà più assoluta, all’intelligenza: «Per un mondo migliore – afferma Mujica – il vero cambiamento è nella testa. E costruire un muro non è veloce e facile come abbatterlo».

Distribuito da I Wonder Pictures quasi a un anno di distanza dalla presentazione dell’edizione 2018 della Mostra di Venezia, Pepe Mujica – Una vita suprema ha il pregio di unire riprese, interviste, inserti di film (come L’Amerikano di Costa-Gavras del 1972 sulla lotta dei Tupamaros al Governo uruguaiano) e incontri sporadici con le persone comuni, come quello che avviene nel Centro commerciale che un tempo era il carcere dove Pepe Mujica era stato un prigioniero politico. Pepe si confida con Kusturica nella sua fattoria dove lavora, sull’amore (sostegno e rifugio essenziale) per la sua compagna Lucía Topolansky (attuale vicepresidente dell’Uruguay), sul senso di un’economia che lotta contro il cieco capitalismo. Il regista lo segue mentre gira per la città nel suo famoso WM, il maggiolino azzurro, quasi turchese, ma anche per i viaggi a Washington DC (nel suo discorso a Obama), nel suo incontro con Papa Francesco, e in Costa Rica (dove si confronta con le famiglie dei quartieri più poveri).

Pepe Mujica – Una vita suprema non è un film di quelli che si dimenticano facilmente. «Ho imparato di più dal dolore che dalla vittoria» sostiene Mujica e potrebbe essere, forse, la chiave universale che racchiude l’esistenza di un uomo che non sempre ha utilizzato mezzi legali (come la sua rapina a una banca negli anni della lotta alla dittatura nel suo Paese), ma che ha amato talmente l’altro e l’Uruguay da non perdere la speranza che un mondo migliore possa esistere.

Emanuela Genovese