Parigi a piedi nudi

Parigi a piedi nudi

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Una donna va a Parigi per cercare sua zia, scappata per sfuggire al ricovero in una casa di riposo, ma nella sua ricerca incontra un simpatico senzatetto.

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Fiona è una triste bibliotecaria canadese che un giorno riceve una lettera da una vecchia zia ballerina andata a vivere a Parigi anni prima: la zia le chiede aiuto perché la vogliono rinchiudere in una casa di riposo. Così Fiona parte per Parigi e una volta nella città succedono incidenti a catena e lei incontra Dom, un simpatico senzatetto che vive sulle rive della Senna. Sarà proprio Dom ad aiutarla a dare la caccia alla stravagante zia (un po’ libertina) per tutta la città…

Dominique Abel e Fiona Gordon sono due bizzarri registi, sceneggiatori e attori (lui belga, lei canadese nata in Australia), che da anni fanno coppia nella vita e nel lavoro e con il tempo hanno attirato su di loro una certa curiosità dalla critica internazionale. Il loro cinema, le loro commedie sono un singolare mix tra il rigore figurativo di Wes Anderson, l’ironia umanista e surreale di Kaurismaki, la comicità slapstick di Buster Keaton e la mimica raffinata di Jacques Tati, il tutto condito con il gusto musicale e plastico di Jacques Demy. Due artisti come già detto bizzarri, ma con un’idea di cinema e di racconto molto precisa.

La commedia scorre leggera attraverso inquadrature fisse (pochissimi sono i movimenti di macchina) e dalla durata superiore alla media, colori pastello, gag degne delle migliori comiche mute dove oggetti e paesaggi sembrano ribellarsi ai personaggi (come nei film di Tati) e gustose divagazioni come quella musical al cimitero. La narrazione scorre spedita in un’imprevedibile struttura geometrica, in tre capitoli, seguendo i tre personaggi per la città, in una serie di impossibili coincidenze che li fanno avvicinare, allontanare, perdere per poi ritrovarsi.

Nel gioco, che forse potrebbe apparire un po’ freddo, però i due showman non dimenticano (come nelle migliori comiche d’altronde) un profondo umanesimo, un’attenzione all’umanità dei suoi personaggi per raccontare in fondo la malinconia della vecchiaia, della solitudine, del tempo che passa e l’imprevedibilità di un’incontro che sconvolge tutto e riporta la voglia di sorridere.

Semplice e gustoso, un gioiellino da vedere.

Riccardo Copreni

 

 

 

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