Paolo – Apostolo di Cristo

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Paolo di Tarso, in prigione in attesa della condanna dai romani, riceve le visite dell’evangelista Luca cui detta le sue memorie

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Paolo di Tarso ormai è un uomo vecchio e stanco, incarcerato dai romani che lo temono. Un tempo persecutore dei cristiani, dopo la conversione al cristianesimo è diventato un punto di riferimento per le comunità di questa religione vista con sospetto sotto l’imperatore Nerone. Per questo lo vogliono condannare a morte. Paolo è preoccupato per la sorte delle comunità, perseguitate e in clandestinità a Roma, ma anche tormentato dal peso del suo passato, ora che si avvicina l’incontro con Dio. Ad alleviare le sue sofferenze arriva l’evangelista Luca («ho iniziato a scrivere la vita di Gesù per Teofilo», gli riferisce), che fa da tramite con la comunità guidata da Aquila e dalla moglie Priscilla, legatissimi a Paolo (come Luca stesso, che ha conosciuto Cristo attraverso di lui), e che inizia visite in carcere con la scusa di curarlo essendo medico. In questa veste, entrerà in contatto anche con Mauritius, prefetto del carcere: sua figlia è molto malata e rischia di morire; la moglie, disperata, gli chiede di far di tutto per salvarla. L’uomo, che combatte i cristiani, inizia ad avere dubbi e medita di chiedere aiuto, ma l’orgoglio glielo impedisce.

Dopo un buon successo nelle sale cinematografiche americane, è uscito direttamente in dvd in Italia  Paolo – Apostolo di Cristo, realizzato da Andrew Hyatt che diresse pochi anni fa Piena di Grazia – La storia di Maria la Madre di Gesù, piccolo film – di relativa circolazione in Italia – realizzato che ricostruiva in modo un po’ schematico ma sincero il rapporto tra la Madonna e gli apostoli pochi anni dopo la Resurrezione di Gesù e le responsabilità di Pietro sulla comunità dei cristiani. Qui il regista ha potuto disporre di mezzi maggiori e di alcuni attori di grosso calibro, a cominciare da Jim Caviezel – che fu il Messia ne La passione di Cristo di Mel Gibson e che qui fa da “spalla” (ma in certi momenti il suo ruolo è quasi predominante) nei panni di san Luca – e da James Faulkner, che dopo una vita da “non protagonista” in film e serie tv ha per la prima volta il ruolo principale, e anche di grande spessore. Il suo san Paolo è sofferto ma lucido e appassionato, e la sceneggiatura disegna un’amicizia tra uomini segnati dalla fede che è il tratto migliore del film. Un’ottima interpretazione, che un po’ si perde nella versione italiana (il suo doppiatore Pietro Bianchi è un ottimo attore e una voce suggestiva, ma molto caratterizzata: e mentre parla san Paolo a qualcuno potrà venire in mente il profilo di Anton Ego in Ratatouille…). Meno riuscita la caratterizzazione dell’antagonista, il romano Mauritius (Olivier Martinez), che passa dalla durezza del persecutore alla curiosità verso un uomo così amato dal suo popolo, e della comunità dei cristiani dove la saggezza di Aquila e Priscilla (interpretati da due attori esperti come John Lynch e Joanne Whalley) si scontra con le intemperanze di chi vorrebbe fare la rivoluzione come il giovane Cassius (un acerbo Alessandro Sperduti, giovane attore italiano visto finora in commedie di scarso livello).

Hyatt, bisogna ammetterlo, è regista che pigia il pedale sull’enfasi e che vedremmo meglio alle prese con una decorosa fiction televisiva di stampo religioso, genere che questo film può ricordare a tratti. I flashback, le frasi a effetto, i didascalismi possono catturare un pubblico semplice come allontanare chi al cinema cerca qualcosa di più (ma l’uscita in dvd e i successivi passaggi televisivi premieranno le visioni casalinghe). Il film si fa però apprezzare, come detto, per la sua semplicità di approccio e per alcuni dialoghi tra san Paolo e a san Luca, contrassegnati dalla loro “santa” amicizia e da una fede che regge all’urto della storia e delle circostanze più tragiche, ma anche tra Paolo e il prefetto («non sono io che ti convincerò, ma lo sguardo di Cristo che ti ama»). E se anche il finale ha più di un punto che lascia perplessi (Paolo agli “arresti domiciliari”, prima di essere giustiziato?), potrà comunque risultare nel complesso ben fatto e a tratti, per qualcuno, perfino toccante se non commovente.

Antonio Autieri

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...