Pain and Gain – Muscoli e denaro

Pain and Gain – Muscoli e denaro

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Per realizzare i suoi sogni, l'istruttore di fitness Daniel Lugo decide di mettere in piedi un rapimento.

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Abituato com’è al genere thriller e agli effetti speciali, Michael Bay, non potendo usare i secondi ha deciso di girare col ritmo del primo una storia tratta da una vera vicenda ambientata a Miami una ventina d’anni fa. Daniel Lugo, istruttore di fitness, decide che il sogno americano lui lo vuole tutto e subito, per cui rapisce un ricco cliente della palestra dove lavora, con lo scopo di estorcergli tutti i suoi averi. Inizio adrenalinico, come dicevamo: la prima scena è totalmente occupata da una lunga fuga di Lugo (Mark Wahlberg) su e giù dai tetti, per evitare la polizia che lo vuole arrestare, per poi continuare a raccontare perché si sia arrivati a questo. Il fatto è che Lugo, nonostante i suoi sforzi di lavoratore indefesso, è ancora ben lontano dalla vita di benessere che si sente di meritare (e che gli scorre quotidianamente davanti agli occhi sotto forma di grosse auto, belle ragazze e soldi ostentati), languendo nella mediocrità assieme a falliti con i quali non vuole aver niente a che spartire. Per cui, visto che la fortuna da sola non arriva, decide di aiutarla assoldando altri due clienti della palestra, Adrian (Anthony Mackie) e Paul (Dwayne Johnson), per il colpo grosso. Essendo i due assai poco affidabili (uno è devastato fisicamente e mentalmente dagli steroidi, l’altro è un ex carcerato in preda a crisi mistiche che non gli impediscono però di cedere alla violenza gratuita) il rapimento non può che dare l'inizio a una serie di errori che rendono sempre peggiore la situazione. Le gesta dei tre lasciano a bocca aperta lo spettatore, che si chiede come si possa essere così stupidi e al tempo stesso così efferati nel perseguire obbiettivi criminali. In più di una scena non si sa se cedere al riso o al disgusto, di fronte a quello che si vede o si intuisce, ma tali sono l’ingenuità e l’idiozia dei protagonisti che il film spesso si avvicina più a Scemo e più scemo che a Scarface. E non ci fa una figura migliore nemmeno la polizia, che ragiona per luoghi comuni (il rapito è di origine colombiana? Ergo è un narcotrafficante, e la sua sparizione un semplice regolamento di conti) e arriva ai tre solo per la pervicacia di un investigatore privato (Ed Harris). Pur senza giustificare le azioni del terzetto, Bay presenta le cose in modo tale che non si può non provare un minimo di comprensione per la “ricerca della felicità” dei protagonisti, anche perché è fin troppo evidente come il regista mostri senza pietà l’influenza di una pseudocultura pop fatta di videogiochi, brutti film, culto del corpo e brama di successo cui ormai è impossibile sfuggire. Come a voler dire che, in fondo, non siamo molto diversi da loro.,Beppe Musicco,

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