Padroni di casa

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L’arrivo di due operai romani in un paesino di montagna, a casa di un cantante dal grande passato, scatena diffidenze e tensioni

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In un paesino dell’Appennino Emiliano arrivano Cosimo ed Elia, due fratelli romani che lavorano per un’impresa di ristrutturazioni. Devono fare lavori nella villa di Fausto Mieli, un cantante ormai ritiratosi dalle scene da tempo ma che attende di fare il suo ritorno sulle scene con un grande concerto offerto a tutta la cittadinanza. Mieli (interpretato da un Gianni Morandi affabile e inquietante al tempo stesso) si era ritirato a causa della malattia della moglie, cui lo lega un rapporto di amore e odio, di tenerezza e di insofferenza. I due lavoratori giunti da Roma si trovano a disagio in questo strano contesto, pieni di ammirazione per il popolare personaggio ma anche in imbarazzati per una situazione non semplice (devono stare quasi reclusi in una parte della villa). Molto peggio però va con le persone del paese, di cui notano stranezze: vedono subito un ragazzo con un lupo ucciso su un furgone, ed è probabilmente un animale del gigantesco parco naturale dentro la tenuta del cantante, invidiato e poco amato da molti concittadini; notano le loro insofferenze; scontano una crescente ostilità. Anche perché una ragazzina si innamora nel frattempo del più giovane dei due fratelli: e un giovanotto non la prende sicuramente bene…,Il secondo film di Edoardo Gabriellini – che esordì come attore in Ovosodo di Virzì, ottima perfomance non più ripetuta: come interprete ha solo collezionato alcuni ruoli di spalla – dopo il dimenticabile esordio da regista con B.B. e il cormorano parte come una commedia, grazie ai duetti dei due fratelli interpretati molto bene e con affiatamento da Elio Germano e Valerio Mastandrea; vira verso il noir con l’ingresso in casa Mieli, dove Gianni Morandi – per la prima volta, come attore, in panni non da “piacione” – e Valeria Bruni Tedeschi danno vita a un menage matrimoniale teso ma un po’ piatto cinematograficamente (e le scene di crisi epilettiche della Bruni Tedeschi sanno di maniera), mentre più credibili sono certe scene di tensione con i paesani; prende poi nell’ultima parte la strada di un epilogo incredibile e ingiustificabile tra il thriller, con morti, sangue e omicidi. Se la cosa migliore di Padroni di casa – in concorso a Locarno 2012 – sono Germano e Mastandrea (che ha anche collaborato alla sceneggiatura), il resto degli attori non è all’altezza (soprattutto tra i “paesani”), la regia a momenti vede sbandare la macchina da presa come in cerca di effetti sorprendenti e soprattutto la scrittura risulta risibile e piena di incongruenze. Soprattutto, come detto, in un finale che vorrebbe essere apocalittico (per affermare lo stato di bestialità degli umani: come spiega didascalicamente anche la locandina del film) ma finisce per sembrare solo generico e banale. E pieno di assurdità: per evitare la vendetta di un fratello colpito nell’affetto più caro, basterebbe non lasciargli il fucile proprio lì, a due passi da lui…,Antonio Autieri

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