Padri e figlie  (Fathers and daughters)
Usa 2015 – 116’’
Genere:  Drammatico
Regia di: Gabriele Muccino
Cast principale: Russell Crowe, Amanda Syfried, Aaron Paul, Diane Kruger, Viola Davis, Kylie Rogers, Quvenzhané Wallis
Tematiche:  paternità, padri-figli, successo, America, perdita, lutto, infanzia, amore
Target: dai 16 anni

Il rapporto tra un padre rimasto vedovo e la figlia, tra malattie, distacchi e delusioni.

Recensione

New York 1989. Kate è una bambina di 5 anni figlia di Jake, scrittore noto a livello internazionale e già premiato con un Premio Pulitzer. Quando la moglie di Jake muore in un incidente stradale l’uomo si ritrova da solo a crescere la bambina, ma l’insorgere di una inaspettata malattia maniaco-depressiva, causa di tremende crisi epilettiche, costringono Jake a curarsi in una clinica specializzata e ad allontanarsi da Kate per un primo lungo periodo di sette mesi, lasciando la bambina in custodia degli zii.
New York, 25 anni dopo. Kate è ormai una donna matura, laureata in psicologia e in procinto di dedicarsi a un tirocinio per aiutare bambini in difficoltà. Il destino la mette di fronte Lucy, una ragazzina che, proprio come lei, ha perso entrambi i genitori ed è profondamente segnata da questo senso di abbandono, tanto da essersi rinchiusa nel mutismo. Quando non è a lavoro, Kate è sopraffatta da un vuoto incolmabile, frutto di un’infanzia dolorosa, che le impedisce di amare qualcuno in maniera totale e la spinge a vivere futili relazioni amorose con uomini sempre diversi abbordati in locali e discoteche.
Nel suo quarto film americano il regista italiano Gabriele Muccino torna a indagare il rapporto tra un padre e un figlio (qui una figlia), puntando su quelle forti emozioni e quelle corde dell’animo umano già abilmente toccate in La ricerca della felicità. E lo fa attraverso un film che racconta due momenti diversi della vita di Kate – da bambina e da donna – che si intersecano continuamente tra di loro per tutta la durata del film. Muccino attraverso di lei racconta così sia la difficile storia di Jake, padre amorevole, dolce e attento, in lotta contro una terribile malattia e contro i cognati/zii che fanno di tutto per toglierli la custodia della bambina (ma anche per ritornare al successo come scrittore); e quella di Kate, prima bambina che adora un papà che la tratta come una principessa e ha promesso di non lasciarla mai, e poi donna ferita dalla perdita che si sente tradita da una promessa non mantenuta.
Il film, frutto come spesso avviene a Hollywood – dove è già un miracolo che Muccino sia giunto al quarto film – di molteplici spinte e compromessi che si ripercuotono sull’opera, presenta tanti spunti ma non sempre con felicità narrativa. Nella sceneggiatura scritta da Brad Desch abbondano i cliché (la zia senza cuore, il padre/artista cui tutto va contro, la ragazza ormai cresciuta che non sa amare e passa da un’avventura all’altra, senza parlare di come evolve l’unica storia d’amore disinteressata che le capita), che rischiano di travolgere anche gli aspetti positivi del film, tra cui un’ottima prova del protagonista Russell Crowe, una cura di ambienti, una regia abile e funzionale, una professionalità complessiva che regala una confezione dignitosa. Mentre sul lato delle cose meno convincenti, c’è tutta la storia d’amore tra Kate/Amanda Syfried e il personaggio interpretato da Aaron Paul, e una certa sentenziosità nei dialoghi (“Gli uomini possono sopravvivere senza amore, ma le donne no, non possono sopravvivere senza…”). Un prodotto più curato che convincente, con pochi momenti davvero toccanti. E tra questi, la storia laterale del rapporto tra Kate apprendista psicologa (sorvolando sulla credibilità di tale sbocco professionale per una donna così fragile e poco equilibrata) e la ragazzina orfana interpretata da Quvenzhané Wallis (che si rivelò piccolissima in Re della terra selvaggia). Il loro rapporto regala qualche emozione imprevista. Poco per rendere Padri e figlie un bel film, nonostante l’impegno e la sincera adesione alla materia di Muccino