Old Man & the Gun

Old Man & the Gun

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Un anziano rapinatore di banche conosce una vedova, che inizia a frequentare. Mentre la polizia gli dà la caccia

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È una storia vera, o meglio quasi tutta vera, ci informa la didascalia sui titoli di testa. La storia è quella di Forrest Tucker, che fin da giovane entrava e usciva dalle prigioni e che a inizio anni 80, ormai avanti con gli anni, ci appare sempre più tranquillo e sicuro di sé. Un rapinatore di banche, un ladro educato e gentile sostengono i dipendenti degli istituti di credito rapinati, addirittura un «uomo felice» si spinge a ipotizzare una ragazza. Tutti sono colpiti dai suoi modi, direttori di banca e impiegate allo sportello: intimoriti, ma anche soggiogati se non addirittura sedotti da un vecchio, sorridente uomo che sussurra poche ma ferme parole sul malloppo da inserire in borsa, ma anche parole appunto gentili e perfino dolci quando si trova davanti a giovani donne. E non solo giovani, come non lo è neppure Jewel, vedova che incontra durante una fuga con l’auto in panne e da cui rimane stregato. Tucker non ha legami (si sposò da giovane, se ne andò di casa dopo tanto tempo in galera, non sa di avere due figli), se non quelli con i due amici – altrettanto anziani – che fanno i colpi con lui. Per questo non è mai arretrato, durante le sue imprese, davanti ai rischi di finire in galera, lui che di evasioni – anche rocambolesche – ne ha accumulate 16… E perciò è ancora più strano quanto gli inizia a capitare con la donna. Ma non così tanto da interrompere la lunga fila di rapine, fino al colpo che può sistemarli per sempre. Posto che gli interessino i soldi, a Tucker, cui non interessa «guadagnarsi da vivere», bensì vivere. Intanto però, lo scrupoloso detective John Hunt gli dà la caccia.

Old Man and the Gun, film diretto da David Lowery (autore di piccoli film rigorosi, che ha in curriculum anche il blockbuster disneyano Il drago invisibile), si ispira – con una certa libertà, come detto – alla storia di Forrest Tucker. Un personaggio reso alla grande da Robert Redford, che in lui trova la sintesi di tanti personaggi del passato e quasi di un’intera carriera da attore, che ha annunciato di voler terminare (per continuare a dirigere film e a seguire altre sue attività nel cinema). Quell’uomo che colleziona rapine (93 in due anni), arresti (il primo a 13 anni) ed evasioni, che porta sempre dietro con sé la pistola ma non spara mai, che preferisce farsi prendere piuttosto che farsi male o far male a qualcuno sembra concludere degnamente la sua personale galleria di eroi e antieroi. Ma tutto il film sembra un omaggio, soprattutto, al cinema degli anni 70 e 80, fin da quella fotografia perfetta che riproduce la “grana” visiva del tempo. E nel finale l’elenco delle evasioni prenderà forma sullo schermo, con citazioni di alcuni grandi film del passato che diventano momenti della vita del protagonista.

Se Redford è perfetto nel ruolo del ladro gentleman e seduttore, non da meno è Sissy Spacek in quelli di Jewel, dolce ma anche risoluta a tempo debito. Mentre, oltre a due comprimari di classe come Danny Glover e Tom Waits, notevole è anche la figura dell’investigatore John Hunt, interpretato come sempre al meglio da Casey Affleck, tignoso ma anche via via affascinato da Tucker. Tra ladro e poliziotto si crea a distanza un rispetto reciproco, basato su una “serietà” di fondo e sull’amore per quello che fanno, che troverà compimento in un incontro “casuale” che vale il film. Niente di nuovo, si dirà (quanti film hanno proposto dinamiche simili tra “nemici”?), ma con due attori sopraffini che rendono avvincente il confronto. Come pure non può certi dirsi inedita questa ballata a tratti malinconica sul tempo che passa o sugli errori fatti (Tucker ha abbandonato moglie e i figli, di cui pare non aver conservato nemmeno il ricordo), con la grazia del grande, buon vecchio cinema di una volta. Un film che potrà a qualcuno sembrare a tratti “lento” (ma ci si diverte anche in alcuni momenti), e che è invece è piacevole e narrativamente disteso. E che fa sgorgare, alla fine del film, un sentimento abbastanza raro al cinema: quello della gratitudine, per quanto un mito come Redford ci abbia regalato con i suoi film.

Antonio Autieri