Okja

Okja

- in ARCHIVIO, FILM, INTERESSANTE
925
Commenti disabilitati su Okja

Okja è un supermaiale creato in laboratorio da una multinazionale e affidato a Mija e alla sua famiglia di contadini. Quando dieci anni dopo la perfida amministratrice dell’azienda tornerà per riprenderlo e portarlo in giro per il mondo in un tour pubblicitario, Mija tenterà di tutto per salvarlo.

Download PDF

Mija è una ragazzina sudcoreana che vive sulle montagne e si occupa anima e corpo di un supermaiale di nome Okja, affidato a lei e al nonno contadino dieci anni prima dalla multinazionale Mirando. L’azienda, gestita dalla malvagia Lucy Mirando, produce carne OGM spacciandola per biologica e ingannando tutto il mondo con le sue manipolazioni pubblicitarie; a dieci anni dall’inizio del progetto propagandistico dei supermaiali, creati anch’essi in laboratorio, la Mirando seleziona proprio Okja come miglior supermaiale, destinato a raggiungere prima New York per una memorabile esposizione al pubblico, per essere poi condotto al macello. Ma la piccola Mija è determinata a impedire lo sfruttamento del suo animale e compagno di vita e, pronta a tutto per salvarlo, si imbarcherà in viaggi e scoperte di realtà cittadine nuove e minacciose.

Dopo quattro anni dall’ottimo Snowpiercer, il talentuso Bong Joon – ho, tornato ad imbracciare la cinepresa, si diverte a giocare con i generi cinematografici e devia da percorsi consueti, creando nuove contaminazioni. Il suo Okja si è presentato nel 2017 alla 70ma edizione del Festival di Cannes individuando un target e una densità di contenuti insoliti per un festival di questa portata: la dinamica favolistica domina la pellicola e si rivolge sicuramente ai più giovani, strizzando l’occhio a quei cult (E.T. e Il mio vicino Totoro, su tutti) che hanno fatto dell’amicizia tra uomo e creatura non-umana il punto di forza di numerose e commoventi storie. Eppure, all’interno di quest’atmosfera legittima e così produttiva, il prodotto di Joon-ho vuole elevarsi a procedimento intellettuale e fondamentalmente tendenzioso, proponendoci una propaganda un po’ forzata contro l’industria dello sfruttamento degli animali; così non è soltanto la perfida Lucy Mirando la cattiva da sconfiggere, ma l’intero ordine sociale e produttivo, che continuando a consumare la carne prodotta dagli animali si è impregnato di una  malvagità storica, quasi diabolica, che però poco ha a che fare con le vicende della piccola protagonista.

In questo feroce panorama di brutalità, Mija e Okja sono delineati come punto di purezza incorruttibile e disinteressato alle logiche del denaro create dal moderno capitalismo delle città industriali: una brama che cerca di divorare con il proprio potere ogni elemento di possibile contrapposizione, plasmando anche le menti che sembrerebbero essere immuni. L’elemento conflittuale così costruito è dunque già eccessivamente schematico: la convenzionalità delle dinamiche narrative procede su questa linea inefficace inghiottendo l’intero film, che per tutta la sua durata non riesce quasi mai a sfuggire dalla ripetitività di alcuni schemi, declinati in situazioni differenti e mai problematizzati in profondità.
L’indiscusso talento registico di Joon-ho si svela tramite sequenze d’azione brillantemente gestite e movimenti di macchina raffinatissimi e sempre significativi. Si affianca una dote di pari livello nella caratterizzazione di personaggi, iperbolici e fuori dalle righe, minacciosi e terrificanti nella loro deformazione; la bestialità di alcuni personaggi è però spesso stereotipata, molte ottime interpretazioni (Paul Dano nei panni dell’ambientalista ribelle, Jake Gyllenhall in quelli del dottore psicopatico) deviano verso il macchiettistico, rese urtanti e intollerabili anche e soprattutto perché poco sviluppate e gettate lì come mine vaganti.
In alcuni attimi di brillantezza, però, l’ironia di alcune caratterizzazioni riesce a diventare addirittura satira; e allora non si prendono mai davvero le difese di nessuna fazione, tutti hanno colpe e ipocrisie che nel proprio perbenismo cercano di nascondere: emergono così anche le disumanità degli animalisti, che con le loro morali preconfezionate hanno pietà e amore per “tutti gli esseri animati”, ma non riescono ad avere compassione di un compagno che commette un errore in buonafede; si stigmatizza anche la massa di uomini anonimi, irretita e manipolata dalla potenza dell’industria culturale, rappresentata in tutta la sua schizofrenia dalla sempre magnifica Tilda Swinton, qui sdoppiata nelle due gemelle proprietarie dell’azienda Mirando.

Opera riuscita solo per metà, Okja vuole essere soprattutto un inno alla purezza di cuore e alla vita semplice, che ha sicuramente il pregio di essere raccontata con una grandissima sofisticazione per opera del sempre ottimo lavoro del regista. E tuttavia lo sforzo estetico non basta, e il film fallisce in sostanziali mancanze di contenuto e di emozione che lo rendono di fatto piatto e poco equilibrato, incastrando lo spettatore negli sviluppi di una storia in cui una morale buonista e ricattatoria fanno da padroni.

Letizia Cilea

About the author