Ogni maledetto Natale

Ogni maledetto Natale

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Un giovane, invitato dalla fidanzata a trascorrere il Natale dai suoi, si trova coinvolto in una serie di vicissitudini dai contorni surreali.

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Discreta commedia firmata dal trio di autori di Boris, notevole serie televisiva da cui è venuto fuori pure un lungometraggio per il cinema nel 2011. E proprio dalla serie televisiva i tre registi si portano dietro in dote una buona fetta del cast: Francesco Pannofino, Caterina Guzzanti, Andrea Sartoretti e Valerio Aprea a cui si aggiungono i due protagonisti Alessandro Cattelan e Alessandra Mastronardi ma soprattutto Laura Morante, Marco Giallini, il corpulento Stefano Fresi di Smetto quando voglio, Valerio Mastandrea e quel talento incredibile di Corrado Guzzanti. Insomma, si prende il meglio dei caratteristi, anche quelli che dopo tanta gavetta hanno fatto successo e sono diventati nomi riconoscibili come nel caso di Mastandrea, Giallini e lo stesso Pannofino.

Ogni maledetto Natale (che titolo infelice e banale) ha la sua forza proprio in questa pattuglia di attori navigati alle prese con un doppio ruolo. La prima parte del film infatti vede uno spaesato Massimo (Cattelan), ricchissimo di famiglia e gentile per carattere, alle prese con una masnada di brutti ceffi, tutti imparentati con Giulia (Alessandra Mastronardi) con cui ha non da troppo tempo iniziato una relazione. Provincialismo, volgarità e ignoranza la fanno da padrone in questa famiglia a dir poco eccentrica, in cui il Natale sembra quasi un pretesto per sfogare vecchi rancori e intavolare discussioni poco piacevoli. La seconda parte del film vede gli stessi attori impegnati in ruoli diametralmente opposti. Nella famiglia di Massimo infatti, ricchissima e snob, si ritroverà spaesata e a disagio la Mastronardi coinvolta nelle beghe famigliari con sullo sfondo le difficoltà economiche dell’azienda di famiglia.

Come già in Boris Torre, Vendruscolo e Ciarrapico guardano da un lato alla commedia all’italiana, fatta di tanto talento attoriale e di un registro comico che spesso vira nel grottesco nell’umorismo nero, dall’altro alla satira di costume qui davvero palese, forse fin troppo. Tanti personaggi stereotipati ridotti quasi a una maschera o a un tic: Pannofino nel doppio ruolo di un capofamiglia ignorante e burbero e, nel ruolo opposto, il capitano d’azienda cinico e crudele; Mastandrea, nel doppio ruolo di un campagnolo e del figlio ribelle in piena crisi mistica religiosa e così via: la matrona interpretata dalla Morante; la figlia svampita e isterica impersonata dalla Guzzanti. Tanti personaggi, tra cui brilla per comicità e stravaganza quello interpretato da Corrado Guzzanti, spassosissimo, che meriterebbe da solo un film, non tutti però scritti con la forza e il realismo a cui i tre registi ci avevano abituati nei lavori precedenti. Giallini, per esempio, appare sottoutilizzato in un ruolo marginale e anche la forza comica di un Mastandrea o della Guzzanti, specie nella prima parte, fatica a trovare sbocco.

Un esperimento riuscito a metà, insomma, più che una bella commedia corale e amara: il difetto maggiore sta nei troppi personaggi coinvolti che spezzettano una vicenda che appare già di per sé segnata da una frattura piuttosto brusca a metà film, quando, in modo imprevisto, lo spettatore ha a che fare con personaggi che diventano di segno opposto. Il film appare perciò troppo sfilacciato segnato da una sceneggiatura altalenante che diventa corrosiva e originale in una seconda parte dove i tre autori non risparmiano battute a nessuno: né a un certo bigottismo che fa sentire tutti più buoni e volenterosi sotto le festività natalizie né a una concezione laicista che vorrebbe rendere universale, svuotando di senso e contenuti, la festa cristiana.

Simone Fortunato

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