Ocean’s 8

Ocean’s 8

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Spin off della saga di Ocean, la protagonista questa volta è Debbie Ocean, sorella di Danny, che riunisce una nuova banda per compiere un furto durante il gala del MET a New York.

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Debbie Ocean, sorella di Danny, esce di prigione con un nuovo piano per compiere un colossale furto al gala del MET a New York in cui rubare la collana Toussaint di Cartier (del valore di 150 milioni di dollari) e – perché no? – anche per vendicarsi dell’ex fidanzato Claude che l’ha fatta arrestare. Per portare a termine il colpo deve formare una nuova squadra, composta solo di donne.

Spin off tutto al femminile della celebre saga, dove il cambio di sesso non è legato solo alle protagoniste ma a tutta l’ambientazione: i casinò di Las Vegas lasciano il posto all’alta società e all’alta moda della Grande Mela, interessi tipicamente femminili (appena uscita di prigione, la prima cosa che fa Debbie è rubare trucchi e profumi) e poi l’obiettivo del colpo non sono più semplicemente i soldi, ma “i migliori amici delle ragazze”, i diamanti. Il film si inserisce in continuità con la precedente saga e regala inoltre diversi gustosi collegamenti ai capitoli precedenti, lasciando sperare in un seguito in cui i due team si possano unire.

La sceneggiatura scritta dal regista Gary Ross e da Olivia Milch è precisa come un orologio svizzero e offre tutti gli ingredienti fondamentali del film di “colpo grosso”: creazione del team dove ogni membro ha una sua abilità particolare ed è caratterizzato solo in relazione a quella, una rapina praticamente impossibile con un piano complicatissimo, poi colpi di scena a susseguirsi nel finale e, per la riuscita finale del cocktail, ironia in abbondanza. Al timone Steven Soderbergh  – qui in veste di produttore – lascia il posto a Gary Ross (Hunger Games, Free State of Jones), regista medio che del predecessore non ha l’eleganza, ma che riesce comunque a dare un bel ritmo alla narrazione e a dirigere bene un magnifico gruppo di attrici, anzi di dive.

Il più grande punto di forza di Ocean’s 8, origine del divertimento, è il gruppo delle ladre protagoniste, personaggi che sono più meccanismi di un intrigo e dove ognuna è caratterizzata in relazione al suo ruolo, ognuna è uno stereotipo di una femminilità diversa (la ragazza di strada, la casalinga, la donna di mondo…) ma che insieme funzionano con un’alchimia gustosa. Le otto protagoniste creano perfettamente questa alchimia tra di loro e tra i loro personaggi: c’è chi conduce il gioco con navigata esperienza come Sandra Bullock e Cate Blanchett e chi prende parte in maniera un po’ più rozza e inesperta come la popstar Rihanna e la rapper Awkwafina, anche se su tutte vincono per simpatia la stilista stramba e svampita della sempre grande Helena Bonham Carter e la modella oca (ma nemmeno poi tanto) interpretata da Anne Hathaway.

Al tutto manca forse un po’ di quella triste umanità che caratterizzava ad esempio il finale di Ocean’s Eleven, e il tutto si rivela essere un po’ amorale: in fondo l’unico movente sono i soldi, di cui molte di loro nemmeno hanno bisogno. Ma forse la morale non importa nemmeno troppo, il film intrattiene e diverte (molto anche) ed è perfetto per un pubblico sia maschile che femminile. In qualche modo è il divertimento migliore possibile che si possa trovare per una afosa serata estiva.

Riccardo Copreni

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