Oceania

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Oceania film Disney

La figlia di un capo polinesiano disubbidisce agli ordini paterni e infrange un tabù: superare il reef, la barriera corallina che circonda la loro isola, per cercare una pietra con poteri magici

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Non è facile sintetizzare in modo comprensibile la trama del nuovo film di animazione della Walt Disney, il 56° Classico della grande major californiana. C’è già nel prologo una quantità di informazioni che può confondere i piccoli spettatori (e non solo loro), tra ami e pietre magiche, semidei, demoni… Passa un migliaio di anni e una bambina, Vaiana, ascolta storie terribili dalla nonna, ma è l’unica tra i piccoli del villaggio a non spaventarsi, anzi. Lei sogna grandi avventure, mentre il padre/capo della piccola isola polinesiana di Motunui tenta invano di spegnerne gli ardori. Diventata una giovane principessa (ma lei preferisce essere chiamata “figlia del capo”), Vaiana è combattuta: capisce che ha responsabilità di futura “leader”, ama il padre e vorrebbe obbedirgli; ma intuisce anche che la paura di andare in mare aperto, oltre la barriera del reef, può portare alla morte del loro popolo (il pesce comincia a scarseggiare). Non solo: la nonna le svela che un tempo erano navigatori e, sul letto di morte, le dà il compito di cercare il semidio Maui, per portare a termine una missione pericolosa per la quale serve il suo coraggio…

Il resto sono un mix di azione anche vorticosa, scontri tra caratteri (Vaiana e Maui battibeccano come innamorati, anche se il sentimento è escluso dalla storia), nemici temibili, pericoli mortali, entità naturali “umanizzate” (l’Oceano, con soluzioni a tratti davvero risibili, come quando “dà il 5” a Vaiana…), segreti che riemergono, un po’ di umorismo (affidato soprattutto a un pollo non proprio intelligente) e qualche tentativo arduo di far scattare emozioni, e una trama che non accenna a rendersi meno intricata, seppur non riuscendo a risultare particolarmente coinvolgente; e non aiutano i tanti momenti musicali, alla maniera dei vecchi classici Disney ma con canzoni non tutte all’altezza. E neppure alcune gag davvero  modeste («se scrivi con il becco di un uccello su un remo è un Tweet», i suoi dialoghi con i tatuaggi animati).

È un film strano Oceania (titolo italiano, come è noto il titolo originale Moana è stato considerato poco opportuno per il nostro paese…), perché non è frequente vedere un’altissima qualità tecnica e spettacolare – alcune scene danno i brividi – accompagnata a una storia che non sarà facile ricordare, pur puntando sull’amore per l’esotismo e anche un certo “neo paganesimo” panteista abbastanza di moda (la Polinesia se ne potrebbe avvantaggiare dal punto di vista turistico). Sicuramente il carattere indomito di Vaiana, sulla scia di altre eroine dei film animati recenti, si fa apprezzare, come la cura del tratto dei personaggi (ma il semidio Maui, in teoria modellato su Dwayne Johnson “The Rock” – che lo doppia in inglese – con in più una folta capigliatura, non è particolarmente simpatico). Alla fine rimangono in mente, del film diretto dai veterani John Musker e Ron Clements (quelli di La sirenetta, Aladdin, La principessa e il ranocchio), alcune scene musicali, immagini di impatto di imbarcazioni che sfrecciano sul mare e suggestivi momenti notturni; però con il sospetto che una vicenda più robusta ma anche più lineare avrebbe servito maggiormente la causa.

Antonio Autieri

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