Norton, detective convincente

Norton, detective convincente

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Film da regista per il grande attore, da un romanzo di Jonathan Lethem, che ha inaugurato la Festa del Cinema di Roma. Mentre Tom Harper riunisce Eddie Redmayne e Felicity Jones

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Oggi vi parliamo di due film di finzione passati nei primi giorni della Festa del Cinema di Roma (17-27 ottobre). Uno dei quali ha inaugurato la rassegna, e con buoni consensi.

Basta dire Edward Norton e Jonathan Lethem per comprendere bene che la scommessa del film di apertura della 14ma edizione del Festival di Roma fosse interessante. Motherless Brooklyn – I segreti di una città, scritto, diretto e interpretato da Norton, aveva sulla carta (ma non solo), tutti i numeri per assecondare la giusta anima del festival romano, ovvero storie di qualità per un pubblico ampio. E, visto il film, è stata una scommessa ben riuscita il secondo film da regista di Norton, che aveva diretto ormai 20 anni fa una storia romantica singolare come Tentazioni d’amore (dove lui recitava la parte di un sacerdote). Ispirato dall’omonimo libro scritto da Jonathan Lethem (autore anche di Ragazza con paesaggio), Motherless Brooklyn è un testo sul quale Norton ha iniziato a lavorare dieci anni fa, arricchendolo e perfezionandolo. Siamo nella New York anni 50, dove i quartieri della gente semplice – quelli dove possono vivere coloro che non hanno entrate economiche fisse – sono in mano a personaggi, politici e non, senza scrupoli.

Lionel (Norton) è un detective con la sindrome di Tourette. Ovvero è un uomo intelligente, con una disfunzione: ha qualche tic, dice cose, a volte, che non è opportuno pronunciare in pubblico e quando si agita pronuncia l’ipotetico “se”, come se la realtà potesse essere un’altra. Ma ha testa e cuore. E quando Frank Minna, che ha fondato l’agenzia investigativa nella quale lavora, è assassinato perché ha scoperto qualcosa che potrebbe far conoscere uno dei segreti della città Lionel non si dà pace. E inizia a seguire la pista che ha condotto Frank alla morte. Tra uomini di potere, primi cittadini e politici, e uomini sporcati dal possesso, Motherless Brooklyn è una pura detective story, con un protagonista singolare che fa dell’intelligenza sfrontata la chiave per riuscire a sopravvivere. Un film classico, per il quale Norton ha scelto un cast di tutto rispetto (ci sono Alec Baldwin, Willem Dafoe, Bobby Cannavale), perfettamente strutturato come un cubo di Rubik e che manifesta il caos di una città che cerca, dietro la perfezione, di nascondere la sua essenza. A rimarcare questo caos, pieno di fascino, c’è il jazz di Daniel Pemberton e un regalo per gli amanti di Thom Yorke, che ha scritto per il film la canzone originale “Daily Battles” (Emanuela Genovese).

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L’altro film di cui vi parliamo oggi è ispirato a una storia vera: quella dell’impresa aeronautica compiuta da Amelia Wren e dal metereologo James Glaisher a bordo di una mongolfiera volata oltre i 10.000 metri d’altezza per compiere misurazioni sull’atmosfera. In The Aeronauts il regista Tom Harper riunisce Eddie Redmayne e Felicity Jones, già in coppia in La teoria del tutto, per raccontare una storia che intreccia spirito d’avventura (Glaisher fu pioniere della scienza meteorologica) e dramma (la Wrenn aveva perso il marito in un precedente volo).

L’operazione è benemerita e il livello eccellente degli effetti visivi garantisce una notevole immedesimazione (al limite del fastidioso per chi soffra di vertigini…), ma nonostante i flashback che ci permettono di indagare sul passato dei due protagonisti, l’impressione è che il racconto resti sospeso tra un (giusto) senso di meraviglia per la grandezza di quello che i due scoprono al di là delle nuvole, e un racconto davvero profondo dei personaggi.

Nel corso del viaggio della mongolfiera si susseguono tutti i prevedibili imprevisti del caso (la tempesta, la valvola bloccata, la quasi morte per congelamento e ipossia del metereologo più ispirato che previdente,…), e negli intervalli i due trovano il modo di confidarsi i reciproci tormenti. La ricostruzione dell’epoca eccellente e gli interpreti sempre efficaci permettono allo spettatore di godersi un racconto ben fatto a cui manca forse qualche picco emotivo, ma che comunque rappresenta un buon esempio di quella produzione di british period drama che dalla tv al grande schermo è sinonimo di qualità. (Luisa Cotta Ramosino)

 

La prima puntata del nostro diario dalla Festa del Cinema di Roma:

Due storie, due stili diversi

 

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