Non succede, ma se succede…

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Il Segretario di Stato americano decide di concorrere alla presidenza degli Stati Uniti e assolda nel suoi team un giornalista al quale aveva fatto da babysitter

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Charlotte Field (Charlize Theron) è la bellissima e determinatissima Segretario di Stato (la Ministra degli Esteri americana) sotto la presidenza Chambers (Bob Odenkirk, quello di Breaking Bad), un incapace ex attore televisivo manovrato da grandi gruppi industriali che però non conta di ricandidarsi in quanto preferisce perseguire la carriera cinematografica a Hollywood. Fred Flarsky (Seth Rogen) è invece un giornalista investigativo, ma il suo giornale è stato appena comprato dal gruppo di Parker Wembley (un truccatissimo Andy Serkis), un bieco speculatore che vuole deforestare il mondo per riempirlo di fabbriche puzzolenti. Così Fred decide di licenziarsi e dirne quattro a Wembley in pubblico, a un elegante gala di beneficenza. Naturalmente fa la figura del cretino, ma viene notato dalla Field, che si ricorda di esserne stata amica in gioventù, anzi di aver fatto da babysitter quando lui faceva le medie. Visto che Charlotte ha deciso di candidarsi alla presidenza e che i sondaggi la danno debole proprio nelle tematiche sulle quali Flarsky combatte, decide di prenderlo nella sua squadra, per dare maggior appeal ai suoi testi. Cosa che susciterà la disapprovazione del resto del suo staff che lo ritiene inaffidabile, oltre al fatto che è un consumatore abituale di marijuana e pasticche varie. Nonostante i media accreditino una liaison sentimentale tra la bella Segretario di Stato e il Presidente del Canada (un Alexander Skårsgard chiaramente nei panni di Justin Trudeau), Charlotte e Fred fatalmente si innamorano: una scelta di vita che però mette a rischio la carriera politica della bella candidata Presidente.

La storia tra il brutto e la bella non è nuova, nemmeno per Seth Rogen: in Molto incinta, film del 2007 con Katherine Heigl per la regia di Judd Apatow, il suo personaggio era praticamente lo stesso, forse un po’ più stupido, ma ad essere sinceri Seth Rogen non si discosta mai molto da questa figura (vedi anche 50 e 50, sempre di Jonathan Levine).

Stante l’evidente forzatura della situazione, il film avrebbe anche qualche spunto divertente (anche se spesso da commedia slapstick, approfittando della figura del protagonista maschile), ironizzando anche su certo politically correct della sinistra liberal americana. Il problema è che per spingere a tutti costi la risata si rischia di mandare tutto in vacca: tra le scene di masturbazione di lui, una crisi medio orientale da risolvere quando lei ha passato la serata a bere, impasticcarsi e compagnia bella, i presidenti americani e canadese raffigurati come due babbei, il film alla fine sbraca, e non basta certo l’happy ending da coppia istituzionale che prefigura la nuova società americana tutta me too e diritti delle api e degli alberi per farselo piacere.

Beppe Musicco