Noi 4

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La giornata di quattro componenti di una famiglia, una volta felice e ora divisa tra mille problemi e nevrosi.

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Giacomo deve fare l’esame di terza media: si sveglia dalla zia, perché non voleva dormire a casa con la madre ansiosa. La madre Lara, ingegnere russo ormai da tempo in Italia, è in effetti sull’orlo di una crisi di nervi, preda di preoccupazioni e angosce quasi patologiche; e sicuramente acuite dallo sforzo solitario per portare avanti la famiglia. La sorella maggiore di Giacomo, Emma, passa giorno e notte al Teatro Valle occupato, attendendo forse invano di fare uno spettacolo su un suo monologo (e intanto fa le pulizie) ma sperando anche di poter partire con un affascinante regista francese di cui si è invaghita. Ettore, il padre di quella che un tempo era una famiglia, ormai separato dalla moglie e perennemente immerso in una vita da artista senza lavoro, si sveglia a casa di un amico che vorrebbe aiutarlo: ma la sua inaffidabilità è totale, come gli rinfaccia l’ex moglie. Riuscirà almeno a far compagnia al figlio, che per un rinvio aspetta a fine giornata l’interrogazione per il suo esame?

Dopo il fortunato esordio di Scialla!, l’apprezzato sceneggiatore Francesco Bruni (compagno di lavoro abituale per il concittadino livornese Paolo Virzì, ma molto attivo nel cinema e nella fiction degli ultimi vent’anni), torna alla regia con questa storia che si sviluppa nell’arco di una giornata, in uno slalom tra i problemi e le nevrosi di quattro personaggi legati da affetto ma incapaci di stare insieme. Se Ettore e Lara si sono lasciati, par di capire, per l’irresponsabilità di lui oltre che per una sua storiella con una giovane, la figlia ventitreenne difende il padre a spada tratta – forte di una complicità con lui che sfiora l’idolatria per quel papà giovane e bello – e ha un pessimo rapporto con la madre, che dal canto suo pressa e stressa ogni componente della famiglia, e intanto si vede alla deriva come donna di mezza età che nessuno guarda più. Il più tenero e puro è ovviamente il tredicenne Giacomo, che si difende dai genitori ma in fondo li difende quando può. E quando non può, fa di testa sua: come quando il padre non paga al ristorante cinese (gestito dai genitori della ragazzina di cui è innamorato) e lui rompe il salvadanaio per tornare a rimediare alla figuraccia. Ci sono tanti possibili stereotipi, soprattutto nella prima parte: il ragazzino timido e imbranato, vessato dal bullo della classe; la sorella con velleità artistiche, ribelle ma anche ingenua (per come si fa illudere dal regista…); il padre presunto artista che non lavora mai – anche perché di nobili origini – e che cerca di compensare facendo il simpatico con i figli; la madre che continua a tempestare tutti di telefonate, mentre lavora (ed è l’unica a farlo…), incapace di fidarsi degli altri e di non pensare al peggio… E molto altro, tra cui il noto Teatro Valle occupato, e che “è un teatro pubblico, quindi è nostro”…

Il film di Bruni ricorda abbastanza, a parte l’ambientazione odierna e non negli anni 70, il recente Anni felici di Daniele Luchetti: ma se lì le memorie di infanzia del regista alternavano nostalgia e dolorosa accettazione, qui pian piano emerge la tenerezza dell’autore per questi personaggi scombinati, che ricordano quando erano felici insieme e rimpiangono di non esserlo più. A meno che un esame da festeggiare con un’imprevista gita al lago rimetta le cose a posto… L’autore, che mette in scena con onestà i guasti della rottura di una famiglia, evita il lieto fine e lascia ogni ipotesi aperta. E pur con qualche perplessità proprio sulla sceneggiatura (che costringe i pur bravi attori a incespicare in qualche scena poco riuscita: come la visita della madre da un chirurgo plastico, i dialoghi troppo “acerbi” tra Giacomo e la ragazzina cinese, alcune litigate tra i componenti della famiglia – risolte sbrigativamente con un “vaff.” – o i comici tentativi di Emma con i test di gravidanza), alla fine il suo Noi 4 è un imperfetto ma coinvolgente ritratto di famiglia incasinata dei nostri giorni, che non cessa di esserlo pur se una grave rottura ha (momentaneamente?) separato i genitori. Genitori che, anche per la bravura – nonostante i difetti già accennati nella scrittura dei rispettivi personaggi – di Fabrizio Gifuni per una volta impegnato in una commedia (e molto divertente nella sua cialtronaggine) e di Ksenia Rappoport intensa come sempre, ti entrano nel cuore con tutti i loro difetti e le loro inadeguatezze. Forse questa famiglia non ce la farà, e avrebbe tanto bisogno di un “protettore” (come intuisce la donna nella bella scena in cui va a riportare la statuetta di un antico Lare trafugata agli scavi). Ma come si fa a non fare il tifo per quei 4?

Antonio Autieri

About the author

Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...