Niente paura

Niente paura

- in ARCHIVIO, FILM, MEGLIO EVITARE
4972
Commenti disabilitati su Niente paura

30 anni di storia di Italia sullo sfondo delle canzoni di Ligabue

Download PDF

L’intervista ad una ragazza di origini albanesi nata e cresciuta nel nostro paese si alterna alle immagini di un viaggio della speranza con una nave gremita di Albanesi in fuga dal loro paese (l’immagine era già stata al centro di una campagna di Oliviero Toscani per Benetton), di qui si passa a Giovanni Soldini (il produttore del film è lo stesso del fratello regista Silvio Soldini) che racconta l’eroico salvataggio in mare dell’amica/rivale Isabelle Autissier durante una traversata in solitaria.

Il messaggio suona più o meno così: quando si è per mare ci si aiuta, in Italia non ci si aiuta più. Si ritorna sugli immigrati, con i fatti di Rosarno, quindi per associazione alla criminalità organizzata, Saviano intervistato, poi in ordine sparso, l’agguato a Falcone, Borsellino, ancora Saviano, Ligabue canta all’arena, Beppino Englaro racconta la sua battaglia per il diritto di morire, Ligabue canta a casa sua e poi parla con la profondità che gli è propria del “valore delle emozioni” e altre simili amenità. Umberto Veronesi legge il suo testamento biologico (ancora privo di validità giuridica) in cui notifica a futuri terapeuti il rifiuto di trattamenti in caso di stato vegetativo o coma irreversibile. Ricordate? Eravamo partiti dalla ragazza albanese. Vari personaggi di quelli citati a cui si aggiunge un (va detto) sempre divertente Paolo Rossi leggono i primi articoli della costituzione con grandi sbuffi e scuotimenti del capo a sottolineare il punto a cui si è giunti con il vituperio del testo fondamentale della nostra democrazia. Poi la nazionale di calcio, la vittoria ai mondiali con Bearzot, Pertini, Tardelli prima e Cannavaro, Lippi, Napolitano poi, i festeggiamenti, con qualche slogan anti-Francia, poi con non-chalance la strage di Bologna, ancora canzoni di Ligabue, tantissime, i fatti della Scuola Diaz durante il G8 di Genova, Margherita Hack, ancora canzoni, un ragazzo disabile racconta l’emozione di fare un goal, Javier Zanetti racconta il suo arrivo a Milano dalla provincia argentina. Ma la chicca arriva verso la fine quando Verdone seduto con grande charme su una gradinata (Piazza di Spagna?) racconta un bell’aneddoto (ce ne sono migliaia) su Fellini che arriva giovane regista a Roma. In questo un bambino da una finestra gli sputa in testa e lui se ne esce dicendo “Questa è Roma che ti dà il benvenuto”. La domanda è: perché?

Il film di Piergiorgio Gay ha infiniti difetti sul piano cinematografico, ideologico, comunicativo, di casting. Uno in particolare spicca sugli altri ed è la banalità, il qualunquismo dei giudizi espressi con le liste dei buoni e dei cattivi, con opposizioni ovvie del tipo “eversione squadrista e stragista” male, “Pertini e Fellini” bene, “camorra” male, “Falcone” bene. E avanti di questo passo, riservandosi però poi di infilare tra le pieghe dell’ovvio anche concetti che ovvi non sono ma che per osmosi finiscono per sembrarlo. Uno su tutti? La questione Englaro, tirata in ballo senza nessun approfondimento ma con giudizi tranchant, è in realtà un problema di confine per la riflessione etica e bio-etica occidentale, su cui le democrazie di tutto il mondo si stanno interrogando. Non è ovvio che smettere di alimentare una persona in stato vegetativo persistente sia giusto così come è ovvio che Falcone era un grand’uomo e chi l’ha ucciso un delinquente. Questo tipo di associazione ideologica e acritica che il film ad ogni sequenza di fatto suggerisce è tanto più colpevole in quanto costituisce di per sé il cuore di ciò che con questo film Ligabue e compagni si proponevano di combattere. Non è con questi film e non è a suon di slogan e di compendi pre-masticati del corretto pensiero che l’Italia diventerà un paese migliore, capace magari anche di accogliere il diverso da sé (tanto il malato quanto l’immigrato).

Eliseo Boldrin

About the author