Nico, 1988

Nico, 1988

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Nico 1988

Gli ultimi anni della vita di Nico: modella, musa, cantante; amata da tanti uomini, poi dipendente dalla droga e sempre più infelice negli ultimi anni della sua vita

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A quasi cinquant’anni, la cantante e musicista Christa Päffgen, in arte Nico, torna a esibirsi in giro per l’Europa. Tormentata dalla droga e dal suo passato, l’artista prova a ricostruire la sua vita di madre e musicista.

“Non ero felice quando era bella”. Disse così in un’intervista, Nico, modella (con particina ne La dolce vita di Fellini) e musa di Andy Warhol, che aveva frequentato o lavorato con Jim Morrison, Lou Reed (debuttò con i Velvet Underground, prima di iniziare una carriera da solista) e John Cale. E che aveva, poi, vissuto una lunga storia d’amore con il regista Philippe Garrell (insieme scrissero il film La cicatrice interiore). E quella tristezza e quella solitudine se la portò, rielaborandola, nel periodo finale della sua giovane vita.

Lontano dall’idea di ricostruire un biopic classico, Susanna Nicchiarelli confeziona con Nico, 1988 un film rock e intimista sugli ultimi tre anni di vita di Christa. Vincitore del premio miglior film di Orizzonti alla Mostra di Venezia 2017, Nico, 1988 racconta, senza retorica e senza eccessivo indugio nella tossicodipendenza (pur mostrata nella sua drammaticità), la rinascita umana di una donna che comprende ciò di cui sente la mancanza: ha un figlio, ma non è mai stata madre. Un figlio, Ari Päffgen che fu allontanato da Nico, ritenuta incapace di occuparsene, e adottato dalla madre di Alain Delon, il padre che rifiutò di riconoscerlo. Tra concerti abusivi in Europa, in luoghi frequentati da giovani che ancora hanno il gusto del rock o pseudo alberghi di lusso, la vita di Nico è un viaggio interiore e musicale. Un viaggio spinto dai ricordi del passato oscuro della Germania nazista (quando Christa era una bambina) e sollecitato dal raccogliere i suoni naturali o artificiali, lungo i chilometri che percorre insieme al suo agente e alla sua troupe. Nico non si stacca da quel registratore ingombrante: lo usa per vivere con occhi diversi la vita che ha davanti e rilevare quella bellezza che, nel tempo, smuove qualcosa nella sua anima.

Un film da non perdere, meno italiano e più internazionale (non solo per il cast ma anche per la regia priva dei manierismi italiani, che universalizza la storia dell’artista) in cui svetta la protagonista Trine Dyrholm, grande attrice danese, che ha lavorato spesso con i connazionali Susanne Bier e Thomas Vintenberg. Gli adattamenti delle canzoni originali sono firmati dal gruppo italiano Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo e reinterpretati dalla stessa Trine Dyrholm.

Emanuela Genovese

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