Nessuna qualità agli eroi

Nessuna qualità agli eroi

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Lo svizzero Bruno, 40 anni, si trasferisce a Torino con la moglie Anna e scopre di non poter avere figli. I debiti con un banchiere-usuraio lo strozzano. La sua vita va a pezzi. E un giovane, Luca, entra nella sua vita…

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Il giovane in questione è il figlio dell’usuraio, che gli fa il favore di uccidere il padre-strozzino. Anche Bruno aveva un conflitto irrisolto con il padre artista, e su quel terreno si trova a vivere una strana attrazione/repulsione per questo ragazzo disturbato e violento, fragile e inquietante. Che irrompe nella sua vita e vorrebbe condizionarla. Mentre la moglie si allontana sempre più da lui, non capendo il suo percorso di depressione esistenziale.,Il secondo film di Paolo Franchi, che suscitò qualche enfasi critica (eccessiva) per il debutto “La spettatrice”, è un confuso e irritante pasticcio psicoanalitico (che Luca sia solo la proiezione di Bruno?). Non aiutano le musiche ridondanti, al limite del rumoroso, e uno stile ellittico che guarda al cinema di Michelangelo Antonioni e rischia la deriva estetica fine a se stessa. Franchi di talento visivo (sembra ricordare certi registi francesi) ne ha, ma ne è troppo superbamente convinto per interessarsi alla storia che racconta. Ne deriva una pellicola asfittica e noiosa, che costringe un bravo attore come Bruno Todeschini a un’unica espressione attonita per tutto il film (e Irène Jacob a una presenza marginale) e indulge in alcune gratuite scene di sesso violento (tra cui quella che ha generato la stucchevole querelle, alla Mostra di Venezia, se il membro maschile che si vede in una scena fosse vero o più probabilmente posticcio…).,Unico pregio del film: la straordinaria interpretazione di Elio Germano nei panni di Luca, esagerata e straripante, capace di rendere un personaggio davvero sinistro e angosciante. Anche sprecata, per un film così debole: verrebbe voglia di trapiantarla di sana pianta in un film più solido. Ma Germano è un fuoriclasse, e avrà altre occasioni.,Antonio Autieri

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