Nella tana dei lupi

Nella tana dei lupi

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Una gang di ladri professionisti organizza un sofisticato piano per mandare a segno il colpo della vita, ma l’occhio indagatore di un poliziotto fuori dagli schemi trasforma la rapina in una sfida all’ultimo sangue.

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Una gang di ladri con un passato da soldati esperti manda a segno negli anni un colpo dopo l’altro grazie alla sofisticata genialità dei piani programmati da Merriman, boss della gang ed ex agente speciale. Il serissimo gruppo di maghi del crimine sembra imprendibile e imprevedibile: sarà presto costretto a scontrarsi con gli uomini di Nick O’Brien, schegge vaganti nel corpo della polizia e pronte a dedurre, anticipare e stanare i “lupi” nella loro tana anche a costo di oltrepassare i limiti della legge.

La prima prova alla regia di Christian Gudegast (già sceneggiatore per Attacco al potere 2) è un thriller poliziesco ruvido e duro, che sembra trovarsi per quasi tutta la durata dei suoi 140 minuti sotto la benedizione dei classici del genere. Nonostante si goda la sua dichiarata appartenenza al canone poliziesco con la costruzione di personaggi che fanno della fisicità e della velocità d’esecuzione il proprio punto di forza, molte delle dinamiche narrative qui costruite funzionano in modo da potenziare tale peculiarità e renderla protagonista: abbiamo dunque una pellicola che non ha paura di prendersi i suoi tempi anche nei momenti d’azione, con pochissime parole e moltissimi sguardi che, eloquenti di per sé, risultano efficacissimi nella comprensione dell’evoluzione narrativa. La tensione si innalza nella sfida che contrappone le classiche figure dell’uomo di legge contro l’uomo del crimine, in una sorta di Odissea in cui ogni tappa che avvicina il primo al secondo introduce a un altro inganno da intuire ed anticipare, per ristabilire l’ordine.
Uno splendido Gerard Butler ai suoi massimi storici interpreta un poliziotto appesantito dall’alcol e consumato dal suo stesso temperamento. La sua caratterizzazione si costruisce non solo nella tradizionale figura di uomo di legge al limite della moralità, ma soprattutto nel ruolo di capo dell’altra gang, quella che fa giustizia a proprio modo: ammirato almeno quanto il suo antagonista fuorilegge e capace di dargli filo da torcere, il Nick O’Brien di Butler si presenta sulla scena come un gladiatore, ammaccato dalla vita ma deciso a proseguire nella propria lotta. Così ciò che importa non è tanto come andrà a finire il colpo, se il bene darà scacco al male o viceversa, quanto piuttosto se lo scontro tra i gladiatori (l’altro, interpretato dal bravo Pablo Schreiber, nei panni del ladro Merriman) avrà luogo nel gran finale, scioglimento degli sguardi di sfida disseminati durante tutto il film.
Dopo una prima parte che lentamente indaga sui retroscena dei personaggi senza approfondirli mai veramente, la seconda ora di film è dedicata alla pura azione, ben gestita dal regista che sa rendere chiari i movimenti e le dinamiche in atto in contemporanea in scenari diversi. Alcune scene d’azione forse si dilatano un po’ più del necessario, ma la loro costruzione ben calibrata riesce a mantenere alta la tensione senza mai far risultare scontato l’esito delle azioni dei singoli personaggi: anche nei momenti più concitati ognuno di loro è trattato come parte di una famiglia alla quale affidarsi e per la quale sacrificarsi se ne necessario. Proprio sullo sgretolamento di questa promessa famigliare gioca il finale, che scioglie forse un po’ troppo frettolosamente il rebus dando un’accelerata ai tempi del film, spiazzando lo spettatore senza dargli possibilità di metabolizzare. Ma la metafora è chiara, lo scontro tra titani permane potente nella mente dello spettatore: l’intrattenimento è garantito.

Maria Letizia Cilea

 

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